Da la fetente mangiatoia; e franco

M’addussi al sorso de l’Ascrea fontana.

Come talor, discepolo di tale,

Cui mi saria vergogna esser maestro,

Mi volsi ai prischi sommi; e ne fui preso

Di tanto amor, che mi parea vederli

Veracemente, e ragionar con loro.

Nè l’orecchio tuo santo io vo’ del nome

Macchiar de’ vili, che oziosi sempre,

Fuor che in mal far, contra il mio nome armaro