E gli rendo immortali; e tal ne tesso

Serto, che sol non temerà nè bruma,

Ch’io stesso in fronte riporrolle, ancora

De le sue belle lagrime irrorato.

Dolce tristezza, amor, d’affetti mille

Turba m’assalse; e da seder levato,

Ambo le braccia con voler tendea

A la cara cervice. A quella scossa,

Quasi al partir di sonno io mi rimasi;

E con l’acume del veder tentando,