Servatrice dei giuri, e l’arridente

Ospital Genio che gl’ignoti astringe

Di fraterna catena; e tutta in fine

La schiera dia ne l’opra affaticarsi.

Videro, e novo di pietà, d’amore,

Ne gli attoniti surse animi un senso,

Che infiammando occupolli.

Codesto senso novo prenunzia, a me pare, molto vicino l’Inno del poeta, che, più risolutamente cristiano e sfranchito di quel ciarpame neoclassico, magnificherà ai «tementi dell’ira ventura» il rinnovato sacrifizio de

L’ostia viva di pace e d’amor.

Così, a quelle nuove aure di pietà e d’amore, la società umana sorrise come, dopo uno squallido inverno, la terra ai tepori primaverili. Le Muse, «de’ lieti principii in cor secure», donarono agli uomini «il plettro e l’arte sacra del plettro», e le amiche Grazie «il dilettar denaro e il suader potente»: