Di novello vigor la costa ascesi.
Appena il sommo ne toccai, l’orecchio
Mi percosse un ronzio che di lontano
Parea venir, cupo, incessante; io stetti,
Ed immoto ascoltai. Non eran l’acque
Rotte fra i sassi in giù; non era il vento
Che investìa le foreste, e, sibilando,
D’una in altra scorrea, ma veramente
Un rumor[214] di viventi, un indistinto
Suon di favelle e d’opre e di pedate