Me una fama pingea quasi un immane

Vorator di fanciulli, un parricida.

Io soffriva, e tacea. Voi premurosi

La sconsigliata raccettaste, ed eco

Feste a quel suo garrito. Ospiti voi

De’[407] nipoti di Carlo! Difensori

Voi del mio sangue, contro[408] me! Tornata

Or finalmente è, se nol sai, Gerberga

A cui fuggir mai non doveva; a questo

Tutor tremendo i figli adduce, e fida