Io, tra ’l Vésero infido e la selvaggia
Elba, i nemici a debellar del cielo
Mi sarei travagliato, in Francia voi
Correre, insegna contro[6] insegna, e crisma
Contro[411] crisma levar, perfidi! e pormi
In un letto di spine,[412] il più giocondo
De’ vostri sogni era codesto. Al cielo
Parve altrimenti. Voi tempraste al mio
Labbro un calice amaro; ei v’è rimasto:
Votatelo.[413] Di Dio tu mi favelli;