E il labbro dei forti proferto non l’ha.

Tornate alle vostre superbe ruine,

All’opere imbelli dell’arse officine,

Ai solchi bagnati di servo sudor;

Stringetevi cheti l’oppresso all’oppresso,

Di vostre speranze parlate sommesso,

Dormite fra sogni giocondi d’error.

Domani, al destarvi, tornando infelici,

Saprete che il forte sui vinti nemici

I colpi sospese, che un patto fermò;