[f)] Fleury, Mœurs des Israélites, X.

[g)] Altre circostanze non hanno permesso all’autore di mantenere questa promessa. E lo dice senza riguardo, sapendo bene che sono mancanze le quali, lungi dal far perdere a un autore il titolo di galantuomo, gli acquistano spesso quello di benemerito. Del rimanente, questo punto è stato toccato in parte nella Lettre à M.r Ch..... sur l’unité de temps et de lieu dans la tragédie. E forse, per ciò che riguarda la questione generale, basta osservare che tutta l’argomentazione di quegli scrittori è fondata sulla supposizione, che il dramma non possa interessare se non in quanto comunichi allo spettatore o al lettore le passioni rappresentate in esso. Supposizione venuta dall’aver preso per condizione universale e naturale del dramma ciò ch’era un fatto speciale de’ drammi esaminati da loro, e della quale la più parte de’ drammi immortali de Shakespeare sono una confutazione tanto evidente quanto magnifica.—[Questa nota, s’intende, è stata aggiunta nell’edizione del 1845. Ma vedi più avanti i Materiali estetici, dov’è pur pubblicato quanto altro il Manzoni aveva buttato giù intorno alla questione della moralità nelle opere tragiche.—Sch.].

[h)] Corso di Letteratura drammatica, Lezione III.


NOTIZIE STORICHE.

Francesco di Bartolommeo[577] Bussone, contadino, nacque in Carmagnola, donde prese il nome di guerra che gli è rimasto nella storia. Non si sa di certo in qual anno nascesse: il Tenivelli[578], che ne scrisse la storia[579] nella Biografia Piemontese, crede che sia stato[580] verso il 1390. Mentre ancor giovinetto[581] pascolava delle pecore[582], l’aria fiera del suo volto fu osservata da un soldato di ventura, che lo invitò a venir con lui[583] alla guerra. Egli lo seguì volentieri,[584] e si mise[585] con esso al soldo[586] di Facino Cane, celebre condottiero.

Qui la storia del Carmagnola comincia ad esser legata con quella del suo tempo: io non toccherò di questa se non[587] i fatti principali, e particolarmente quelli[588] che sono accennati o rappresentati nella tragedia. Alcuni di essi sono raccontati[589] così diversamente dagli storici, che è impossibile[590] formarsene e darne una opinione, certa ed unica: tra le relazioni[591] spesso varie, e talvolta opposte, ho scelto quelle che mi sono parse[592] più verosimili, o sulle quali gli scrittori vanno più d’accordo.[593]

Alla morte di Giovanni Maria Visconti Duca di Milano (1412), il di lui fratello[594] Filippo Maria Conte di Pavia era rimasto erede, in titolo, del Ducato. Ma questo Stato, ingrandito dal loro padre[595] Giovanni Galeazzo, s’era[596] sfasciato nella minorità di Giovanni, pessimamente tutelata, e nel suo debole e crudele governo.[597] Molte città s’erano[598] ribellate, alcune erano tornate in potere de’ loro antichi[599] signori, d’altre s’erano fatti padroni i condottieri[600] stessi delle truppe ducali. Facino Cane, uno di questi[601], il quale di Tortona, Vercelli ed altre città s’era[602] formato un piccolo principato, morì in Pavia lo stesso giorno che[603] Giovanni Maria fu ucciso da’ congiurati in Milano. Filippo sposò Beatrice Tenda vedova di Facino, e con questo mezzo si trovò padrone delle città già possedute[604] da lui, e de’ suoi militi.