Tale è il signor che inimicossi il Conte.

Ma, lode al ciel, nulla in Venezia io vedo[799]

Che gli somigli. Se destrier, correndo,

Scosse una volta un furibondo e stolto

Fuor dell’arcione, e lo gettò[800] nel fango;

Non fia per questo che salirlo ancora

Un cauto e franco cavalier non voglia.

MARINO.

Poichè sì certo è di quest’uomo il Doge,

Più non m’oppongo, e questo a lui sol chiedo[801]: