Rivolgon di desio là dove appena

D’un qualunque avvenir si mostri un raggio,

Frementi del presente e vergognosi.[70]

Ma il loro sogno doveva spezzarsi dinanzi alla realtà del domani, qual era voluta e preparata dalla grettezza feroce e goffa del principe di Metternich; di codesto saccente idolatra di quella politica ciecamente conservatrice

Che del passato l’avvenir fa servo.

[65] La lettera è diretta a Carlo Trombetti. Fu pubblicata nella Cronaca, periodico di Ignazio Cantù, anno 1858, pag. 167.—Cfr. De Castro, La caduta ecc., pag. 156-7.

[66] Cfr. F. Calvi, Il Castello Visconteo-Sforzesco: 2ª ediz., Milano 1894, pag. 459-60.

[67] Cfr. Parini, Vespro, v. 344-5: «A tal clamore Non ardì la mia Musa unir sue voci»; e Il Cinque Maggio.

[68] Cfr. Il Conte di Carmagnola, I, 5ª (pag. 191): «Ma tra la noncuranza e la servile Cautela avvi una via; v’ha una prudenza Anche pei cor più nobili e più schivi......»

[69] I Francesi avevano cominciato per tempo. Nel 1796, Massena entrò in Milano il 14 maggio, e il 23 scriveva al Direttorio, «avec une certaine fierté, que le tableau général des contributions en pays conquis ne s’élevait pas à moins de 35,571,400 francs».—Cfr. Bouvier, Bonaparte en Italie, pag. 607.