E i moltissimi ebbero torto!
A frangere il giogo che i miseri aggrava,
Un motto dal labbro dei forti bastava:
E il labbro dei forti proferto non l’ha![81]
E in chi dunque oramai fidare e sperare? Non era possibile che tutta la nazione, e non era neanche da consigliare, si appigliasse al partito a cui Jacopo—non Ugo—s’immolò! E poi, non era stato Napoleone a dare un corpo alle vaghe aspirazioni italiane di libertà e d’indipendenza? Ch’egli, in un certo momento della sua vita, vagheggiasse un’Italia tutta unita, era un fatto; che sognasse, un quarto di secolo prima del poeta, una Italia «libera tutta tra l’Alpe ed il mare»,
Una d’arme, di lingua, d’altare,
Di memorie, di sangue e di cor;
ce lo hanno rivelato quelle poche tra le «eterne pagine», in cui l’imperiale recluso «ai posteri narrar sè stesso imprese». Gli è che opposto a quell’ambita fusione egli aveva visto un ostacolo politico e morale, che la configurazione topografica della Penisola rendeva più grave, anzi insormontabile. Napoleone lasciò scritto:
«L’Italie, isolée dans ses limites naturelles, séparée par la mer et par de très hautes montagnes du reste de l’Europe, semble être appelée à former une grande et puissante nation.... Quoique le sud de l’Italie soit, par sa situation, séparé du nord, l’Italie est une seule nation. L’unité de langage, de moeurs, de littérature doit.... réunir enfin ses habitants dans un seul gouvernement.... Elle a dans sa configuration géographique un vice capital, que l’on peut considérer comme la cause des malheurs qu’elle a essuyés et du morcellement de ce beau pays en plusieurs monarchies ou républiques indépendantes: sa longueur est sans proportion avec sa largeur».[82]
Di qui la difficoltà d’un centro unico, che tutti volessero riconoscere e accettare, e che fosse rispondente a tutti i bisogni. Ve n’è, sì, uno: il nostro capo, Roma; ma vi sedeva il successore del maggior Piero. Al generale Bonaparte non sembrava possibile rimuoverlo. E se dopo, alla mente e alla fantasia dell’imperatore Napoleone tutte quelle condizioni topografiche, storiche, politiche, teocratiche, delle regioni e delle nazioni, si presentarono come fin troppo malleabili ed elastiche, e fin trascurabili; allora gli parve anche trascurabile l’ideale d’un’Italia unica, imperniata su Roma laica. Il padre del Re di Roma vagheggiava oramai un’epopea virgiliana; non poteva quindi più sorridergli il modesto idillio romantico, che ebbe il suo poeta in Alessandro Manzoni, la sua prima vittima in Gioacchino Murat.