— Che monsignore Iddio ti abbia presso di sè, mio vecchio Seborga!
— Amen — rispose il prete.
— Camillo, Luca, io desidero che il mio vecchio servo riposi vicino a coloro che ha servito ed amato durante una lunga vita che fu tutta devozione e sacrificio. Non vi dispiaccia unirvi a me nel pio tributo che intendo portare a colui che considero della mia casa.
— Noi siamo con te, Almerico — rispose Camillo Altariva.
Luca Lascaris piegò, annuendo, sulla sella.
— Al castello dei Nervia!
XX.
Il nido secolare dei Nervia di forma tozza e quadra, con la grande torre verso occidente, era posto sul declivio della collina che in allora chiudeva la valle a sinistra, separata dalla foce e dal mare da torbidi acquitrini e poi dallo accavallarsi di mobili dune. Il parco immenso lo precedeva e lo circondava ed il parco a sua volta era chiuso da una cerchia di mura in massima parte a secco, larghe e massicce che dal basso risalivano fino al vertice della collina e si riversavano sul declivio opposto. Da tre anni almeno, e cioè dalle prime minacce dell'invasione, Almerico aveva, con i servi più fedeli, inviato la duchessa e i due figli a Genova, donde, secondo l'abitudine incorsa, avevano preso imbarco per la Sardegna, l'isola essendo per la Corte di Piemonte e la nobiltà ligia un rifugio più sicuro. Da tre anni dunque parco e castello erano quasi abbandonati: pini sulla collina e platani nella pianura non più disciplinati dalle cesoie messe di moda da Le Nôtre, parevano tornati allo stato selvaggio: l'erba appariva alta sul largo viale che si mostrava dietro il cancello: giardino ed orto incolto s'erano arruffati come una capellatura non pettinata. A quei tempi, dal paese di Camporosso al mare, il torrente aveva tanto allargato il letto che occupava tutta la vasta cuna adagiata fra i due sproni di collina, quella delle Maure verso Ventimiglia e l'opposta verso Vallecrosia. Sicchè girato a monte il paesetto silenzioso, la cavalcata discese a valle quasi dinanzi al chiuso parco dei Nervia, e si accinse ad attraversare il letto del torrente, a secco in gran parte, chè non era ancor cominciato lo sciogliersi delle nevi, ma ingombro d'alti strami, d'ontani a macchie, di tutta insomma quella vegetazione posticcia che cresce a vista d'occhio là donde le acque si ritirano apparentemente.
— Possiamo attraversar con franchezza — dichiarò l'Altariva dominando con uno sguardo il paesaggio che pareva deserto e silenzioso e arcigno e quasi feroce. Nè il castello sbarrato e il parco folto l'ingentilivano poichè parevano laggiù di faccia drizzarsi a respingere chi minacciasse un'invasione.
— Sì, — annuì Luca Lascaris di malumore perchè obbligato a lasciare l'accampamento ove Fiorina poteva di momento in momento arrivare. Sì, non vedo pericolo alcuno, fuorchè nel gaogrosso.