— Betto Grimaldi col suo cervello corto ma di buon senso crede sè il più debole dei due, oggi. Non già una banda sconfinante ha davanti, ma trentamila uomini inquadrati, irregolarmente ancora, ma inquadrati e condotti da un falchetto che ha voglia di preda e che l'ha promessa ai suoi sanculotti. La prova che si crede di già debole l'avete davanti agli occhi.

Indicò la porta del Fontanino da cui usciva la cavalcata ufficiale preceduta da un trombettiere e da quattro soldati: seguivano Betto Grimaldi e il capitano Cavalli e infine la lettiga portata dalle due mule: chiudevano la marcia altri due soldati.

— Se Betto Grimaldi si fosse ritenuto il più forte avrebbe invitato il Generale nemico in città e invece si scomoda per recarsi da lui e porta con sè la mia fidanzata.....

Lo aveva Filippo stesso suggerito al Governatore, ma non lo disse.

— .... per omaggio e degnazione. Credete voi, Giano mio, che se a quell'uomo con la paura dipinta in volto si chiedesse qualunque cosa, la rifiuterebbe?

No che in verità Giano Lercari non lo poteva credere.

— E allora decidetevi!

— Sia: fatemi domandare al comandante.

— Alla buon'ora. Qua la mano: correremo la stessa fortuna. Vi prometto il mio grado al primo fatto d'armi.

— Naturalmente conto su di voi, amico Filippo.