— Il piccino!
— Il piccino!
— Il piccino, il piccino, il piccino!
Tibullo impose il silenzio. Poi:
— Hai inteso, cittadino? Qui comanda il piccino o se meglio ti piace il generale Bonaparte.
Fiorina spalancò i begli occhi sbalordita e Ibleto si tirò la barbetta caprina. Ma l'Embriaco risoluto prese la parola.
— E sta bene, cittadino! Andiamo dal generale Bonaparte!
XXIV.
Al di là del muro a secco un sentiero s'inerpicava sulla riva sinistra, ma un sentiero da capre, disegnato appena fra i sassi calcarei e i magri ontani bistorti. La stretta valle però si presentava ridente a malgrado il giorno coperto. Un'occhiata ed una smorfia di Fiorina destarono la galanteria di Tibullo.
— Sono dolente, cittadina, di non poterti offrire un cavallo almeno. Sono forse quindici giorni che abbiamo mangiato l'ultimo e sarebbe stato assai meglio che l'avessimo mangiato quindici anni prima. Con un sorriso la marchesa ringraziò il soldato ed aggiunse: