E l'Embriaco, apparendo all'improvviso, passò davanti al gruppo, salutò da provetto cortigiano le dame, fe' un cenno d'intesa allo Spigno, sorrise beffardamente al Grimaldi, e, seguendo Marmont, entrò nella casetta del Comando Generale.
— Bestemmiatore! — gli mormorò dietro il Cavalli indignato.
— Consolatevi, capitano, — gli disse Fiorina la quale da gran dama poteva permettersi di rivolgere la parola a persona che ancora non le fosse presentata, consolatevi: se il conte Embriaco vi ha toccato sul vivo, che dovremmo dir noi, signore e padrone di vassalli, di quel generale sanculotto, che ci è passato davanti senza nemmeno degnarsi di farci un breve cenno di saluto?
Junot e Murat fecero un salto di traverso all'udir così maltrattare il generale in capo, ma Fiorina allegramente non se ne diede per intesa e proseguì:
— Dicono che ce lo mandi Barras, il quale secondo le buone lingue ha installata una nuova era di reggenza. Ma il suo generale non gli fa onore: è spettinato come uno spazzacamino, e magro come uno studente di Salamanca. È inutile che mi facciate gli occhiacci, aiutante Junot: dite come me e vi permetto di baciarmi la mano.
Gliela tese e poichè il giovine ufficiale la baciò si sarebbe potuto affermare che dividesse le teorie della marchesa. Ma il giovane aiutante, prima d'arruolarsi, era stato studente: non era dunque il volgaretto sanculotto salito dalla giberna come uno spauracchio per fanciulli, buono soltanto a menar le mani e non la lingua.
— Bacio volentieri la mano alla marchesa — disse — ma darei la vita per il mio generale....
— E per me, aiutante, non la dareste? — l'interpellò Fiorina col più civettuolo de' suoi sorrisi.
— Per voi, marchesa, la conserverei per servirvi come ad un uomo si conviene e s'addice.
— Ben risposto, sangue di Giove! — esclamò Murat.