Gli astanti sorrisero, Ibleto un po' a denti stretti, il Balbi con deferenza: Fiorina ricevette la botta da leale giostratrice, sorrise a piene labbra e seguì il filo del discorso.
— Lo amate dunque tanto il vostro generale?
— Sì, marchesa, lo amiamo e, quel che più importa, gli crediamo, ciecamente. Prima di muoverci da Nizza ci ha promesso la vittoria e la conquista dell'Italia....
— .... le belle donne e le buone bottiglie — mormorò Murat leccandosi le labbra.
— .... e la gloria — completò Junot — ed è come, scusate la popolaresca espressione, se l'avessimo in tasca.
Intervenne Betto Grimaldi.
— Ci sono settantamila Austro-Piemontesi a difendere la strada di Genova, signor aiutante, e dei generali provati e provetti come il vecchio Beaulieu, per non parlare del generale Colli che anche lui ha il suo merito. Credo che troverete del filo da torcere.
— E lo torceremo, cittadino! — proruppe Murat.
— Le sorti delle battaglie non dipendono dal numero degli uomini che le combattono, — sentenziò Ibleto di Spigno. — Si legge in Plutarco che un milione di Persi furono vinti dai pochi. Ma del resto voi tutti sapete di Serse e sapete di Salamina....
— Mio Dio, ecco Ibleto che ha inforcato il cavallo con le ali — esclamò Fiorina — parliamo d'altro, signori! Vi pare un argomento degno di intavolar con le dame la guerra?