— Del signor di Voltaire — completò Ibleto.

La valletta dal dolce clima cominciava ad oscurarsi: i soldati all'intorno accendevano i fuochi: qualche rullo di tamburo vicino e lontano accennava il mutar della guardia. Sul puro cielo colline e profili di monti parevano appena posati delicatamente da mani femminili che ricamassero.

Una campana rintoccò ed ogni altro rumore, anche quelli del servizio, parvero per un istante assopirsi, finchè il rintocco risuonò grave e melanconico nell'aria immota.

— Quali intenzioni ha il mio signore e padrone, — chiese Fiorina — come e dove si pernotterà?

Betto Grimaldi s'inchinò:

— La città è vicina e la mia casa s'onorerà d'ospitarvi.

— È più vicino il castello dei Lascaris.

— Non credo che il conte vi si trovi.

— Vi sarà certamente Isabella — osservò Ibleto.

Murat e Junot si guardavano stupiti come se davanti a loro si parlasse una lingua sconosciuta. Il secondo finalmente si decise ad aprir bocca.