i colli e i monti in diadema tondo

serran da tergo il pian qui e là spiovente:

in alto s'inabissa il ciel profondo:

è breve terra ma superba gente

v'opra ed è figlia prediletta al sole:

ma chi v'impera è bizantina prole.

— Spero — sussurrò l'abate dopo aver atteso invano una parola d'approvazione — spero, confido d'essermi chiaramente espresso nella sommaria esposizione di quello che sarà il soggetto del primo canto del mio poema. L'argomento del detto canto è la descrizione della terra di Liguria, fra il mare, i monti e il cielo, sotto il dominio della possente famiglia dei Lascaris. Nutro la speranza che la signora marchesa approvi l'epiteto bizantina in omaggio a Teodossia, principessa di Bisanzio, capostipite.....

— Ho gustato l'epiteto, abate, e l'approvo. Quello che mi lascia dubbioso è l'affermazione che sulla terra di Liguria imperi la mia famiglia. Mi sembra alquanto esagerato.

— Mi permetto di contraddire calorosamente la signora marchesa, e di dimostrarle in pari tempo la verità del mio asserto. Nei poemi, che precedono il mio, c'è ovunque, per indicare un popolo, indicata invece una prosapia. Così nella enumerazione delle forze greche nell'Iliade, che mi dicono il signor cavalier Vincenzo Monti stia traducendo in versi liberi con l'aiuto del dotto grecista padre Biamonti: così Virgilio enuncia i popoli dell'Italia che Enea sconfigge, così Stazio e così Lucano, e per venire ai moderni il Tasso, che, ad esempio, sottomette le Puglie a Tancredi. Ecco perchè ho chiamato poeticamente ad imperare sulla Liguria i conti Lascaris, pensando che ne hanno i titoli. Quale famiglia infatti risale a così antichissima origine che si perde nella notte dei tempi? Nessuna invero, neppur quella dei Re di Sardegna.

— In questo sono con voi, abate!