— Godo d'aver con le deboli forze della mia circoscritta mente saputo convincere l'illustre e dotta marchesa Isabella di Spigno, contessa Lascaris di Tenda. E chiedo quindi licenza di proseguire.
— Proseguite pure, abate.
Amarillo Glucosio — scusino i lettori — l'abate Bernardino Viale tossicchiò, si dimenò sulla sedia e, quasi gli spiovesse dalle labbra il miele ibleo, accarezzò così le parole:
— Canto primo: invocazione. Non ho invocato la vergine musa, no: temo d'aver tanto osato. Chiamo a me la musa madre, Mnemosine.....
Madre, che sulle mitiche pendici,
donde Pegaso a vol l'aere fendea,
tra le figlie traevi i dì felici
sul mondo, che dal tuo labro pendea,
tu stessa il plettro mio guida, tu dici
che madre e prole è qui maggior d'Enea: