— Ben giocato — rispose l'avventuriero tornato in un attimo padrone di sè, ben giocato!

Ansava ancora, leggermente, poichè si dominava, ma sorrise e continuò:

— Potrei dirvi che non sono forte negli enigmi, e che non capisco la vostra accusa. Ma ben invece comprendo che l'accusa di fellonia m'avete gettata per mettervi al mio paro, giacchè suppongo che mi vogliate assassinare.

— V'ingannate, signor conte! Il duca Almerico di Nervia non assassina. Ha diritto d'alta e bassa giustizia e potrebbe condannarvi per volere di Nostro Signore Iddio. Ma ben sa che il vostro nome, quantunque indegnamente portato, è titolo nobiliare pari al suo. Fra eguali di casta non c'è che una soluzione quando si getta come ho gettato in viso ad un nobile di schiatta l'onta di fellonia. Non c'è che il Giudizio di Dio e che una giustiziera: questa! —

E sguainò la spada.

— Alla buon'ora! Ecco una proposta piacevole! Avevo appunto bisogno di sgranchirmi le braccia!

Si volse con un inchino alla marchesa impietrita:

— Non sarà spettacolo il più acconcio, per una dama, quello delle smorfie e degli sgambetti d'un moribondo, poichè non vedo altro esito a quello che il signor duca appella Giudizio di Dio pomposamente, mentre io più semplicemente lo chiamerei un preziosissimo piccolo sgozzamento o sdrucio al corpo. E quindi mi permetto d'offrirvi il braccio, marchesa e contessa, per condurvi alla soglia.

— Vi ringrazio, signor conte, — rispose Isabella — una marchesa di Spigno, contessa Lascaris di Tenda non è una borghesuccia per ispaventarsi di qualche goccia di sangue azzurro! Se questi nobili signori mi permettono, una nobile dama farà da testimone al nuovo Giudizio di Dio!

— Madre!.... — esitò il conte Lascaris.