— Il nobile Camillo Altariva — mormorò invece il Lascaris additando nello scostarsi il terzo presente.

L'occhio vivo dello Spigno ebbe un guizzo. Il vecchietto si sprofondò subito, per celare la propria sorpresa, in un vasto inchino e s'accarezzò la barbetta concitato.

— Godo assai nel conoscervi, nobile Altariva!

— Conosco per fama la vostra saggezza, marchese!

— La mia saggezza è frutto di alcuni libri letti e di molto genere umano osservato. È dunque dovuta più all'età che al merito, dato che vi piaccia chiamarla saggezza. E godo nel poter constatare che la saggezza non esiste, dato che esistono soltanto le cose o le astrazioni compiute e non quelle in via di formazione. La mia saggezza oggi con voi tre potrebbe completarsi.

— Parlate sempre a indovinelli, Ibleto? Non ne avete perduta ancora l'abitudine? — esclamò Almerico di Nervia rozzamente. — Le vostre cartaccie polverose vi divertono dunque ancora?

— Sempre, Almerico, nella guisa istessa che a voi piace di schidionar la gente.

— Alludete al mio colpo di spada? Fu dato in disfida leale, vi prego di crederlo, e non senza la testimonianza di questi due signori.

— Vi credo, poffarbacco, vi credo! Emanuele Embriaco non era uomo da lasciarsi cavare una libbra di sangue senza pretendere di vederci chiaro e disputarla coi denti e con le unghie. Ve lo credo, Almerico! E mi dispiace di non aver assistito al certame singolare, appetto al quale le battaglie scozzesi che l'abate Cesarotti sta mettendo in versi volgari furono passatempi di bimbi, certamente! E se il conte Embriaco, non avesse voluto, da ingordo, qual'era, lasciarmi indietro, non ne sarei stato dal cattivo destino privato!

Camillo Altariva aggrottò le sopracciglia.