Orazio — Carm. IV, 2
PREFAZIONE
“Multa incredibilia vera,
multa credibilia falsa”.
Frequentez vous les bouquinistes?
Queste parole, di colore forse oscuro per la comune dei lettori mi apparvero all'aprir che feci un volumetto attinto in una cassetta di rivenditor di libri usati.
Amo i viaggi di avanscoperta nelle bottegucce buie spesso e ingombre e impregnate di quel caratteristico odor di muffa dei vecchi libri, bottegucce pudicamente celate in vecchie strade, o nel doppio fondo ermetico dei cortili: amo tuffar le mani fra le cartapecore spesso taglienti, le pelli umide e i fogli molli, macchiati le più volte di quella specie di giallume lebbroso, che si è convenuto di chiamar il mal sottile dei libri. È fra i diletti più cari non d'un sapiente — che monsignor Gesù ne scampi! — ma di un curioso di sapienza, chè il libro è tutto, poichè tutto racchiude e compendia. Ora appunto questo viaggio nelle bottegucce dei rivenditor di libri usati si chiama bouquiner, secondo il grande dizionario dell'Accademia Francese, riassunto da un curioso amante di libri, Carlo Nodier, bibliotecario dell'Arsenale e accademico, in un vocabolario manuale che i fratelli Firmin Didot, librai editori, divulgarono:
Bouquiner — chercher de vieux livres, des livres d'occasion;
Bouquineur — celui qui aime à bouquiner;
Bouquiniste — celui qui achète et revend des vieux livres.
Comprenderete adesso perchè quelle parole di colore oscuro — forse — mi fermarono. Scossi lo strato di polvere veneranda, che ammantava il libercolo, maneggiandolo alla marinara, sottovento, perchè la polvere non coprisse me, che rispetto la vecchiaia sì, ma senza entusiasmo quando si tratti di strati polverizzati di ragnatele annose. Nel battere il volume, delicatamente, vi prego di crederlo, ne sbirciai il frontespizio.