Giano, bastardo Lercari, alfiere della Serenissima Repubblica di Genova, ma più innamorato che alfiere, afferrò l'occasione con gioia e la scatola con ambe le mani, affrontando poi di corsa la ripida scala che metteva al piano abitato dal Comandante. Fu fermato in antisala da una vispa servetta che gli fece riverenza.

— Qual buon vento vi porta, messer Giano?

— Annunciami a Madonna, Gilda: è il magnifico suo padre che m'incarica di consegnarle questo....

— Posso io stessa recarlo a Madamigella — rispose Gilda allungando le mani.

Ma il Lercari fece tre passi indietro e crollò il capo.

— Obbedisci, Gilda! E annunciami a Madamigella.

La cameriera con una smorfietta si diresse verso l'interno e Giano la seguì. Non era troppo vasta la casa abitata dal Grimaldi: ad una porta mascherata da un ampio arazzo e che apparve in capo al breve corridoio nel quale finiva l'antisala, s'arrestarono entrambi e Gilda bussò leggermente. Rispose una voce limpida e tranquilla che l'invitò ad entrare, e la cameriera obbedì scostando la tenda per agevolare il passo al Lercari.

Una stanza non ampia, addobbata a salotto, un salotto rococò in cui stonavano delle poltrone recenti venute di Francia, sotto dei grandi mobili secenteschi, illuminata da due finestre all'uno e all'altro lato dell'angolo, aperte, e inquadranti il paesaggio fronzuto della vallata, apparve come impari cornice a una dolce figura di giovane donna, vestita di bianco, ritta dinanzi ad una minuscola scrivania ingombra di carta elegante e di sigilli.

— Siete voi, Giano? — domandò la damigella Chiara fissando gli occhi azzurri sul soldato.

— Sono io, Madamigella. Il Magnifico vostro signor padre vi manda questa scatola......