— Tu non m'inganni con le tue spagnolerie, — pensava intanto il fuoruscito, — e sarebbe assai meglio farti sputare quello che mastichi e che può essere interessante, per me almeno. Ma come fare?
La Marchesa Isabella era intervenuta nel dibattito. L'udir vantare la schiatta dei Lascaris l'era dolce, ma non quanto le lodi e glorie degli Spigno.
— La nobiltà piemontese — disse — non la cede a nessuna per antichità e per belle imprese. La famiglia degli Spigno.....
— ....è antica almeno quanto lo son le rose, — aggiunse con bel garbo il genovese — e non vedo la necessità di cercarne la ragione risalendo a Bisanzio o tanto meno a Magone.
Un sorriso della dama fu il ringraziamento, e non il solo. Amarillo Glucosio andò in estasi, levò le braccia al cielo e chiese all'Embriaco il permesso di tornire un madrigale sul detto memorabile. E l'Embriaco stava per accordare il chiesto permesso, quando giunse all'orecchio dei commensali, non troppo chiaro ma sicuro, il brusìo crescente di una folla, brusìo che il vento di ponente a intervalli portava distintissimo come se la gente si trovasse nella stanza vicina.
VII.
La Marchesa s'era alzata e batteva sul timpano: ma non ci fu bisogno di chiamare, apparve il maggiordomo, e dietro di lui, brutto di fango e gli abiti in disordine, un vecchio adusto ed asciutto. Nè il maggiordomo aveva ancòra aperta la bocca, nè il vecchio apparso per conto suo aveva articolato parola, che già l'Altariva, freddamente e pacatamente rivolto all'ultimo arrivato gli diceva:
— Sappiamo tutto, Moncherino, sappiamo tutto.
— Tutto che cosa? — esclamò la dama.
— Gesù, Giuseppe e Maria, tutto che cosa? — appoggiò l'abate, pallidissimo.