— Quello che con buona licenza di Magone cartaginese e di Eudossia di Bisanzio, avrei già detto, — replicò l'Altariva — se qui non si fosse parlato d'altro mentre il villaggio di Sant'Antonio bruciava.
— Il mio villaggio di Sant'Antonio brucia? E perchè? Chi è causa dell'incendio? Altariva che ne sapete voi? — urlava il Lascaris.
— Quello che vi dirò probabilmente se mi lascerete parlare: ed è breve: un improvviso sconfinamento di sanculotti, come al solito: questa volta più grave poichè sono giunti sin sotto la città.
— E i terrazzani, e i poveri terrazzani di Sant'Antonio! — chiese il conte Luca impetuosamente.
Parve che il brusìo portato dal vento di ponente s'incaricasse di rispondergli: giunse trascicato come un ulular di dolore in tutti i toni, dai bassi agli argentini, misto di imprecazioni, di pianti, di lamenti, voci di donne e di bimbi, disperate, ansimanti.
— Maledetti francesi!
— Maledetti, perchè? — l'Altariva replicò. — Perchè adoperano, la forza come possono? O perchè l'hanno questa forza? Perchè si battono coi denti e con le unghie? Perchè....
— Voi li difendete? Voi?
— Difenderli? Si difendono, anzi offendono! Ma non li difendo io. Vi faccio osservare che imprecare e odiare è impotenza. Io li combatterò, io cercherò di schiacciarli come potrò, con l'astuzia o con la frode, chè in guerra tutto è permesso, ma è inutile imprecare e perdersi in vane querele.
— E che fare allora?