— I fatti! Quali sono i fatti?

— Interroghiamo quella gente!

— È inutile — interruppe l'Altariva — so tutto io, ho visto ogni cosa e se quei poveri terrazzani sono qui e se all'incendio ed al bottino materiale non si è aggiunto l'assassinio o la retata degli uomini validi alla coscrizione, come i francesi usano fare, se tutto ciò fu evitato lo si deve a me. Una colonna di predoni, poichè voi sapete che, se pur sono truppe regolari, sconfinano senza ordine di capi e soltanto perchè spinti dalla fame e comunque dal bisogno, una colonna di centocinquanta predoni almeno e forse più, non discende il versante di Roccabruna, senz'essere avvertita. Ho capito che avevano l'intenzione di gettarsi sul villaggio più vicino, Sant'Antonio, ho fatto avvertire gli abitanti, e anzi li ho incolonnati, carichi di quello che potevano portare, il bestiame innanzi, e sciolto quello che non poteva correre, di modo che i francesi trovando poco o niente hanno incendiato le case. Poco male. Non è il tempo di vivere alla Florian nei villaggi, questo: l'uomo di qualunque età, sano o capace di sollevare una falce, combatte: vecchi e donne e bimbi si chiudano in città o nei porti o nei castelli. Difender poco per poterlo difender bene, ecco quello che occorre.

— Ben detto! — esclamò l'Embriaco — ben detto, signor Altariva. Ma scusate: avete parlato della città, mi pare.

— Sì: ho detto che son giunti presso la città. Perchè?

— Ventimiglia?

— Ventimiglia. Perchè no?

— Siete sicuro di Betto Grimaldi e di Nicola Borzone?

Il Moncherino fece sentire un grugnito di poco buon augurio, ma l'Embriaco gli poggiò la mano sull'omero confidenzialmente.

— So chi sei tu, amico senza paura, ma so pure, signor Altariva, che cos'è la Serenissima Repubblica di Genova. Verrà a patti, ve lo garantisco io.