Intervenne il Lascaris.

— Permettete, conte. La vostra avversione al governo della Serenissima offusca forse il vostro giudizio che so limpido, acuto e sereno. Non posso accettare il vostro punto di vista, per rispettabile che sia. Qui c'è presente — e additò il Moncherino — un messo del signor Betto Grimaldi: ciò prova che tanto il Grimaldi quanto il Borzone hanno idea di opporsi ai sanculotti ed alla sanculotteria, armata e non armata.....

— Per Nostra Signora delle Virtù, giuro che il signor Conte Lascaris ha pienamente ragione — esclamò il Moncherino.

— Che volete concludere, Luca? — domandò l'Altariva.

— Questo. Che se il Grimaldi ci dà una mano, ci opporremo d'ora innanzi agli sconfinamenti degli scamiciati predoni.

— Amen — mormorò l'abate.

Un momento di silenzio e d'attesa, rotto da un gesto della Marchesa, la quale mosse verso la porta. Il Conte Lascaris l'interrogò dello sguardo.

— Vado — ella rispose — a dar gli ordini opportuni perchè quella povera gente sia ricevuta e sfamata, come ce ne sarà di bisogno. Quando un vassallo si presenta fiancheggiato dalla sventura, diventa un nostro simile, disse un Lascaris che fu cavalier errante e trovatore di Clemenza Isaura.

— Ben detto, signora Marchesa! Noi dal canto nostro, ci renderemo conto del pericolo che ci minaccia.

La Marchesa uscì scortata dall'abate. Rimasero i quattro uomini a fissarsi in silenzio.