— Credo — pronunciò finalmente l'Altariva — che il Moncherino ed io potremo bastare ad una ricognizione che occorre fare questa notte stessa. Sono persuaso che si tratti, come al solito, di una mano d'affamati straccioni in rottura di bando e di disciplina, ma è necessario sapere con esattezza e non mi fido che dei miei occhi.

— Spero che non vorrete privarmi della vostra compagnia, Camillo — aggiunse il Lascaris: — abbiamo fino ad oggi diviso disagi e pericoli: non mi farete l'ingiuria di lasciarmi qui dove basta mia Madre.

— Come vorrete, Luca.

L'Embriaco fece un passo avanti.

— Ci conosciamo da pochi momenti, signor Altariva, da poche ore, Conte. Non pretendo che abbiate in me la fiducia che vi ricambiate tra voi. Non vi domando quindi che il posto più pericoloso perchè possiate mettere a prova — e speriamo dura — la mia fraternità e l'amor mio per quello che amate più della vita.

Camillo Altariva esitò brevemente, poi tese la mano all'avventuriero.

— Sia pure, signor Conte. E vi ringrazio. Non siamo così ricchi d'uomini e di energie da poterne rifiutare. Venite con me.

— Vi seguiremo, Camillo — dichiarò Luca Lascaris.

— So dove occorre trovarsi. Credo che potremo far senza scorta. È più semplice e più facile fra di noi. Mi promettete di obbedirmi anche se ve ne possa dolere?

— Lo promettiamo.