— .... salutar Betto Grimaldi e di chiedere a madamigella Chiarina se i guanti erano di misura.
Un'altra detonazione del Lercari. La voce beffarda riprese, dalla parte opposta:
— Sei bastardo anche nel tirare!
E più lontana, ma sempre sghignazzante:
— Buona notte!
X.
Fine di marzo, dolce mattina.
Il primo sole penetrava nella stanza di madamigella Chiara, in quella non ampia, addobbata a salotto, un salotto rococò in cui stonavano delle poltrone recenti venute di Francia sotto dei grandi mobili secenteschi e illuminava la sottile figura vestita di bianco, sparsi i capegli biondi per le spalle, ritta dinanzi a un coffano coperto di veluto cremisi di tolla a fiori indorati, ove Gilda inginocchiata stava accomodando il corredo prezioso della promessa sposa. Presso la finestra l'archivista Orengo sostava spesso, leggendo con voce stanca la lista dei giocali dati a Madamigella Chiara Grimaldi in occasione del di lei matrimonio coll'illustrissimo signor Filippo Balbi.
L'omuncolo leggeva trascicando la voce nasale:
— Quattro donzine di camicie, cioè una donzina e mezzo di tela Constans Silisia e Olanda ed il rimanente di lino, ma di prima qualità e tutte guernite di Mussolina e pizzi.