S'interruppe per rispetto a madamigella Chiarina. Ma il Grimaldi, curioso come tutti coloro abituati alla grande città e costretti invece alla provincia, non istette in sè.

— Raccontate, raccontate, signor Filippo Balbi. Il vostro nuovo generale è salito per intrighi di donne?

— A Parigi tutto è possibile, magnifico signore: a Parigi ove un prete spretato, ex-vescovo scomunicato, regge la diplomazia, e un libertino senza legge e pudore governa, anzi sgoverna con favorite e con ballerine peggio ma peggio assai che ai tempi del Reggente o di Luigi il bene-amato, a Parigi tutto è possibile!

S'interruppe ancòra e guardò Chiara. Ma la fanciulla aveva ricuperato il suo bell'incarnato più tendente al pallore che al rossore: pareva in estasi, al settimo cielo, troppo lontana, troppo estranea alle brutture di quaggiù. E d'altronde non era possibile che comprendesse nelle velate insinuazioni, il senso recondito che gli uomini afferravano immediatamente e gustavano.

— Voi non potete, magnifico signore, farvi una idea della corruzione e della incuranza della classe dirigente a Parigi. La rivoluzione ha avuto almeno degli uomini: il Terrore, che Iddio lo danni, ha avuto degli uomini. Ma il Direttorio non ne ha. Armate sul Reno fiorenti affidate a generali — badate a generali, il che non vuol dire uomini di capacità direttiva civilmente — affidate a generali di coraggio e di fortuna: la Vandea pacificata per merito di Hoche, uomo di Plutarco più che del nostro secolo, e che, se un Richelieu od anche un Andrea Doria lo dirigesse, potrebbe conquistare il mondo come Alessandro il Macedone, ma che senza spalliera civile si sente a disagio e inabile a malgrado la dichiarazione di Salvator della patria come capo dell'Armata dell'Oceano: poichè hanno delle trovate letterarie quei ballerini di Parigi. Ordunque Reno e Vandea ben guarniti, mezzogiorno pur con le bande custodito, la Francia a prima vista parrebbe sicura. Ma nelle frontiere, entro i suoi confini ha il nemico peggiore: la sommossa quotidiana, il popolo disoccupato, la mancanza del pane, l'agricoltura abbandonata e Parigi, il cervello, nelle mani di un cinico e di una turba femminile avida di lusso e di piacere. La prima donnetta senza scrupoli che vi capiti diventa una Caterina dei Medici. Poco tempo fa è piombata come una cavalletta dispersa dal vento, una creola, una certa vedova Beauharnais, bellezza del diavolo, femmina fino alle unghie, la quale si gettò nelle braccia di Barras per conquistare in un sol blocco fama e fortuna. Ma Barras è infido peggio del mare e si stanca presto, peggio di un sultano: e allora per liberarsi della donna la fa sposare a una sua creatura, già creatura di Robespierre, un soldato di fortuna caduto in disgrazia, un certo Bonaparte....

Il capitano Cavalli alzò il capo sorpreso.

— Bonaparte? Aspettate, signor Filippo. Un giovane quasi nero di viso, dai capegli lunghi e incolti, un aspetto di tisicuzzo.....

— Perfettamente. Lo conoscete?

— Sicuro: due anni or sono, mi pare, fui chiamato a Palazzo e mi fu affidata una missione di fiducia: aspettare alla Lanterna un inviato di Francia, inviato in incognito. E mi trovai con codesto Bonaparte, se è lui, allora generale dell'Armata del Varo, se non erro. Credo che avesse il segreto incarico di spiare il Faipoult. Rimase a Genova poco tempo e se ne andò di punto in bianco senza prendere congedo nemmeno da me. Uomo di poche parole, nervoso, malato, che tossiva, specialmente di notte in modo spaventevole, e che perdette gli occhi sugli affreschi di Palazzo Spinola, ove sono le piante di qualche nostra città capitale. Viveva d'erbe e non beveva mai vino, ma leggeva il sommo Virgilio nella traduzione dell'abate Delille. Ciò me lo rese quasi simpatico.

— E invece lo è poco, signor capitano. Generale per merito di donne! Se ne accorgerà la nazione! Me lo vedo, il giovanotto generale delle sottane a rimettere in assetto le bande indisciplinate e disorganizzate del Varo! E a questo proposito, magnifico Grimaldi, mi permetterete più tardi di darvi comunicazione dei suoi ordini..... poichè li chiama ordini il côrso favorito.