— Ha peggio. Il magnifico Cattaneo è un fanatico, e le nazioni non si conducono nè col fanatismo nè con lo scetticismo. La giusta misura, l'uomo capace di far l'epopea e il codice, di ragionare e di far sragionare, di dominare i cervelli e di trascinar le masse, l'uomo che sia prosa e appaia poesia..

Chiarina ascoltava: i bei conversari a poco a poco si riducevano ad un solo conversare, quello di Filippo Balbi, che abbeverato ed anzi saturo dei temi unici delle conversazioni mille volte udite nei salotti e nei caffè della Parigi del direttorio se ne pavoneggiava pur tuttavia usando della grazia e della scioltezza elegante.

Più spesso Chiarina non comprendeva, non seguiva, non riesciva a capire, ma il suono di quella voce la cullava in tanti tanti sogni d'oro nei quali faceva capolino — chissà perchè poi? — il coperto da culla di damasco giallo foderato di taffetà bordato d'argento! E senza una ragione al mondo la fanciulla arrossiva e per impedire alle sue guance di farsi scarlatte si costringeva in uno sforzo che diventando coscienza la faceva arrossire vieppiù.

Ora il conversare s'aggirava sul campo di concentramento francese a Nizza, tema d'attualità.

— Quanti uomini? — aveva chiesto il Cavalli.

— A un dipresso trentamila.

— Come: a un dipresso?

— E chi può contare, magnifico signore, le bande affamate, lacere, scalze, prive d'armi di munizioni e di capi, ribelli ad ogni fede e ad ogni disciplina, prive di soldo da mesi, ridotte a procacciarsi il vitto con i furti e le scorribande, chi può contare quella valanga immonda presso la quale mi trovo al seguito d'una specie di generale.

— C'è dunque finalmente un generale?

— E chiamiamolo pure così, se vi piace. È un paria còrso, affamato come i suoi soldati, mingherlino e mal nutrito che pochi anni or sono vegetava nell'artiglieria e che oggi per intrighi di donne.....