— Le cure del suo e nostro ministero ne hanno alquanto sofferto ma il signor Balbi era impaziente di vederti e di confermarti l'affetto suo.

— Benvenuto il signor Filippo Balbi — mormorò con un filo di voce Chiarina inchinata più forse del necessario che del conveniente, premendosi però sempre con ambe le palme il cuore.

— Chiedo umilmente perdono se non troverò parole degne, — rispose il Balbi profondamente chinato — ma la felicità mi toglie ogni possesso di me stesso.

Il lambiccato complimento fu detto con voce metallica e precisa che mal combinava con la pretesa emozione delle parole. E probabilmente il secco animo del giovane non si sarebbe che addentrato in un ginepraio di belle frasi fredde, pur abilmente poi uscendo con tutto l'onore delle armi dal labirinto, se la Gilda avanzando le sedie non avesse posto quella del Grimaldi fra Chiara e Filippo. Il bel conversare non si aggirò dunque che sulle notizie di Genova e di Francia: anzi il governatore che teneva assai ad essere informato interrogò più spesso che non fosse interrogato distraendo, a pro suo, pensiero e viso del promesso sposo dalla sposa promessa.

Eppure, anche dalle sterili nuove senza interesse per lei attingeva Chiara grande felicità: si parlava del governo frivolo succeduto al terrore, di cose senza importanza, di uomini sconosciuti, eppure ogni parola di lui era dolce per lei, come se fosse parola d'amore, perchè usciva dalla bocca del fidanzato.

Pendeva la fanciulla da quelle labbra strette e sottili che s'aprivano di rado interamente, per non far vedere tutta la dentatura sana, ma ineguale e non candida. Benchè non mordesse la cartuccia Filippo Balbi usava però nei bivacchi la lunga pipa soldatesca, ciò che non si confà alla dentatura. Ma non importava a Chiarina ch'egli parlasse con grazia e di che parlasse; purchè potesse abbeverarsi e disalterarsi a quella fonte poco badava donde sgorgasse la bella linfa che le riempiva il cuore.

— Il governo di Barras è scettico, teoria del giorno per giorno, del rattoppare per non rifare, sforzo di diplomazia più che azione....

— Ma i generali? Hoche? Massena? Moreau?

— Braccia valide e sicure, ma braccia. Non è ancora apparso l'uomo che abbia in sè pensiero ed azione e non credo che si trovi. S'era sperato in Dumoriez, l'unico che possedesse un cervello ma dopo la catastrofe che crollo anche per Dumoriez! Hoche? Un santo, capace d'ogni sacrificio ma non di costruire. Massena un testardo intrigante. Moreau un intrigante bello, cospiratore fallito e sempre con la tentazione di ricominciare. No, credete, nulla, il vuoto. La povera Francia non ha che il cervello di Barras e la bellezza di madame Thermidor, null'altro, ed è poco, molto poco.

— Genova non ha nemmeno un Barras.