— Viene il mio signor padre con gente di condizione, e non voglio che tutto il mio corredo sia esposto a occhi profani!

— Un momento! Un momento! Per carità!

— Presto, presto, Gilda!

La vispa camerista ridendo sotto il naso adunco del vecchietto parea si desse d'attorno ad aumentare il disordine, gettando con apparente furia nei due cofani alla rinfusa le camicie coi fazzoletti, le braziere, le mantelline, le scuffie, le andriene, i busti, i guanti e quante belle cose linde si trovavano sparse per la camera, mentre l'Orengo, le mani nei capegli — pochi ed unti — levava dolorose interiezioni. Finalmente calati i coperti, e seduta sopra il più vicino, Gilda esclamò:

— Auff! Non s'addolori il magnifico Orengo! Avremo così il piacere di rivederlo un'altra volta oggi stesso o domani!

— Ma ho da prestar l'opera mia al governatorato — gemeva il vecchietto — tre decreti almeno da classificare e da spulciare!

— Vergogna! Posporre le dame a un brutto decreto su carta raschiata!

La palinodia non avrebbe vista così presto la parola fine senza un susurrio di voci ed uno strepito di passi speronati che aumentavano avvicinandosi.

Chiara sbiancò, cadde a sedere sulla scranna più vicina, ma poi facendosi forza e comprimendo il cuore con ambe le palme, ciò che poteva anche parere un preparativo per il prossimo reverente inchino, avanzò di tre passi verso l'uscio socchiuso, sul quale comparve sùbito il Grimaldi, pomposo, precedendo un giovane ufficiale vestito della divisa francese; ed infine la faccia assente del Cavalli sporse fra i due seria e meditabonda.

— Chiara, ecco il signor Filippo Balbi, tuo sposo promesso — annunciò il governatore ed aggiunse: