Ad un tratto sotto la collina, fra gli ulivi, per ben tre volte si udì, troncato subito, il grido riconoscibile della civetta. Un soldato che giaceva presso il Nervia alzò il capo destandolo col movimento lieve ed ascoltò: poi ad un cenno dell'Altariva, allo stesso modo rispose tre volte.
I tre signori s'erano alzati ed attendevano: così, di fronte, una differenza notevole appariva fra di loro: per quanto d'effeminato, di delicato, di fragile mostrava il Lascaris, altrettanto di robustezza di forza e di fierezza risaltava dall'Altariva e dal Nervia. Il secondo pareva padre del primo ed aveva forse qualche anno di meno.
Come il canto della civetta si ripetè per tre volte ancora, avanzarono fino ad un breve spianato che finiva la collina ed attesero.
Una mano di cavalieri che saliva lo sprone a briglia sciolta si fermò ad un comando e colui che li precedeva, uno scherano del Nervia, chiamato il Seborga, s'inchinò profondamente gridando:
— Per il Re!
L'Altariva ed il Lascaris a mezza voce risposero:
— Per il Re!
Ed il Nervia interrogò invece:
— Che notizie porti?
— Cattive, signor duca — rispose il Seborga.