Si scoprì e tutti l'imitarono. Poi continuò:
— .... appartenente al Presidio della Ferania. E Bracciodiferro vassallo del signor marchese di Spigno.
Un istante di silenzio. Rumoreggiò il tuono al nord verso il monte Altomoro. Qualche rada goccia di pioggia crepitò sulle foglie novelle. Nel silenzio il torrente raddoppiò lo scrosciare.
A ricomporre animi e visi, ecco il Seborga impassibile, nella sua compostezza servile di vassallo di gran casa:
— Il signor duca e gli ospiti del signor duca sono serviti di rinfreschi nella tenda del signor duca!
XIII.
Primo a rompere il silenzio fu Luca Lascaris. Il pensiero che l'assillava mal gli faceva sopportar l'inazione. Avrebbe voluto muoversi, avrebbe voluto risalir verso Perinaldo incontro alla donna tanto più amata quanto più da mesi e mesi ne ignorava la esistenza sentimentale.
— Mi stupisco di una cosa, di una soltanto, duca, e cioè di vederti qui inattivo e neghittoso mentre una dama corre chi sa quali pericoli, alle prese con le spie francesi e con i banditi della vallata. Muoviamoci, per Nostra Signora di Lampedusa, andiamo tutti incontro alla dama che viene verso di noi: le abbrevieremo almeno le fatiche del cammino.
— Perfettamente ragionato, Luca, — rispose il Nervia pacatamente — Non sono io l'uomo al quale tu puoi rimproverare di mancar di riguardo non solo verso una dama del nostro mondo, ma neppure verso una donna. Ti prego soltanto di prestarmi attenzione e di arrischiare uno sguardo fuori di questa tenda: è posta sull'innesto di due sentieri, l'uno che sale a Perinaldo, l'altro che s'inerpica verso il nord, e precisamente verso il valico del Cravana. Da qual parte discenderà la marchesa? Non potevo arrischiare di mandarle incontro il mio vecchio Seborga, quantunque conosca le parole di benarrivo, degne di una tal dama....
Il Seborga afferrò immediatamente l'occasione che gli porgeva il suo signore. Disse, umile, con voce dimessa: