— Almerico, permetti! Il conte Embriaco non sa ancora la ragione della mia venuta. Abbiamo fatto diverse strade: io pel litorale, egli per la Rocchetta e non ci siamo congiunti che al confluente giù, ove credevo di trovar Camillo Altariva disceso per le Maure, e che invece è ancora in ritardo. Appena raggiunto, mi premeva correr qui da te....

— Comprendo, comprendo. Tanto più ti comprendo.....

Strana cosa! Il muto Seborga, vassallo dalla nascita e come tale quindi beneducato a rimanere al suo posto davanti a personaggi pari al padrone, intervenne con una famigliarità che soltanto un ecclesiastico potea permettersi pur essendo di rango inferiore.

— .... in quanto la signora marchesa di Spigno non giungerà, questa sera almeno.

Padrone di se stesso Emanuele Embriaco lo era e lo dimostrò nel non lasciar muovere un sol muscolo del viso: ma non così il Ricciuto che gli stava a qualche passo dietro e che trasalì di colpo. Almerico di Nervia osservò l'ombra che s'era spostata violentemente al solo pronunciar di un nome e sporse il capo come se interrogasse il Lascaris sulla scorta.

— Gente fida, Almerico: gente mia e del conte Embriaco.

Troppo uso l'avventuriero agli agguati ed alle sorprese d'ogni genere per lasciarsi placar da un cenno di capo rassicurante: aveva seguito lo sguardo parlante del Seborga, drizzate le orecchie all'infrazione d'etichetta che nemmeno il trovarsi in campagna autorizzava, e per di più lo scatto del Ricciuto e la curiosità istintiva del Nervia erano sopravvenuti per non lasciarlo troppo tranquillo. Per la qual cosa credette opportuno di correre al riparo e lo fece con scioltezza elegante.

— Gente fida, sì, duca, ma non mia. Il conte Lascaris non ricorda esattamente. Ricciuto, Bracciodiferro, avanzatevi.

I nominati obbedirono.

— Permettetemi signor duca: il Ricciuto, maresciallo d'alloggio del Re di Piemonte, Nostra Sacra Real Maestà....