PREFAZIONE
L'Italia situata sotto un Celo temperato e puro fu sempremai feconda d'ingegni sublimi, valevoli ad inventare e perfezionare qualsiasi scienza od arte liberale. Sebbene si sia trovato alcun tempo, in cui l'Europa tutta fu ingombrata dalle tenebre dell'ignoranza; non pertanto ella ricevè sempre qualche debil raggio di luce, per cui sovra l'altre nazioni elevar si potesse. Ma non sì tosto comparve in questa bella Firenze la celebre Accademia del Cimento sorta dalle ceneri ancor calde del nostro divin Galileo, che dessa con la maniera di sperimentare risvegliò i talenti degli stranieri popoli, e come maestra additò loro il vero sentiero che seguir doveano nelle fisiche discipline. Di quì pur sorsero i Viviani, i Castelli, i Torricelli, i Redi, che con le loro esperienze insegnarono la vera maniera di consultare e d'interrogar la Natura evitando maisempre di sostituire i loro sogni al maestoso silenzio della medesima. Il genio invero dello sperimento, che come cantò il nostro Alighieri[1]
»Esser suol fonte ai rivi di vostre arti»
pare che tralucesse in questo bel paese nei tempi ancora i più remoti e si stimasse il fondamento d'ogni cognizione.
Riconobbero dunque gl'Italiani fin dall'età più tenebrose dello spirito umano, che le due maestre del vero sapere erano l'Osservazione e l'Esperienza. Dietro a queste con sicurezza avanzandosi pervennero non solo ad aggrandire le Matematiche discipline, l'Astronomia, a far risorgere la Meccanica, l'Idrostatica fin dopo l'inventore Archimede neglette e quasi poste in oblio, ma ancora ad estendere le Fisiche cognizioni, perlochè assai rami delle scienze naturali doverono all'Italia il loro lustro e perfezionamento.
Uno di questi si fu al certo l'Elettricità, che dopo essere stata sistemata e formatone un ramo novello della Fisica dall'Americano Beniamino Franklin, per cui s'ebbe un'epoca distinta e gloriosa nell'istoria della medesima, sortì il di lei più grande avanzamento dai celebratissimi sperimentatori Italiani. Ed invero non solo in Italia si riconobbe e fu posta in tutto il di lei chiarore l'Elettricità così detta Vindice mercè de' due valenti Fisici Cigna e Beccaria, ma ancora fu scoperta la vera di lei sorgente e natura dal nostro Fisico Alessandro Volta.
Questi col suo ingegnoso sistema dell'Attrazione del foco elettrico, non meno che con le sue penetranti vedute sopra l'Atmosfere elettriche rese completa e perfetta la bella Teoria del Filosofo Americano. Desso coll'invenzione di nuovi strumenti fece avanzar tant'oltre lo studio dell'Elettricità che in nessun altro tempo mai. Così quei fenomeni elettrici prodotti dalle nostre macchine, che furono una volta un puro ed inesplicabile divertimento e passatempo, si resero una seria occupazione per i Fisici, e di tutto inoggi si diè ragione e s'appagò l'umano intendimento. Per la qual cosa se il Filosofo di Filadelfia s'acquistò gloria per essere stato il primo a sistemare e presentare una sì bella Teoria di questa scienza, non minore ne ha riscossa l'Italiano Volta mostrando tanto di valore nell'aggrandire ed estendere sì lungi i di lei limiti; così che dir si possa a buona ragione aver'ei formato e formar tuttora nella scienza elettrica l'onor d'Italia, come il nostro La-Grange lo formò non ha guari di tempo nelle Matematiche discipline.
I fenomeni che vengono compresi nell'Elettricità detta Vindice da Beccaria, ed a miglior ragione chiamata Permanente o Indeficiente da Volta, sono la parte della scienza elettrica la più complicata e forse ancora non ben conosciuta da molti, quale invero può dirsi da questo felicemente sviluppata.
Vero si è, com'è ben noto ai Fisici, che le prime idee di questo ramo d'Elettricità ce le presentarono i Padri Gesuiti del Pekino fin dall'anno 1755 col fenomeno loro occorso della Bussola nautica. Imperocchè applicando essi una lastra di vetro elettrizzata mercè della confricazione sopra il vetro che servia di coperchio alla medesima s'imbatterono ad osservare maravigliosi effetti, quali divennero ben presto, come vedremo, il germe delle cognizioni, che dipoi s'acquistarono sopra di essa. Queste sperienze furono non solo pubblicate, ma ancora felicemente ripetute dal celebre Fisico Epino[2].
Sappiamo ben'anco che l'Inglese Symmer promosse non poco questo genere di sperimenti, indotto dalle scintille che s'incontrò a vedere nel cavarsi le calze di seta, e da altri fatti che ebbe in sorte di osservare con le medesime[3]; che l'Ab. Nollet s'esercitò, lodevolmente sopra questo genere d'esperienze sostituendo alle calze di seta i nastri della medesima sostanza[4]. Ma fin'allora lo spirito umano non avea fatto alcun progresso nella scienza elettrica. Questi fatti della Natura rimasero come isolati; e sebbene si ripetessero gli sperimenti di tanto in tanto, tuttavolta non si rendea ragione, nè si scorgeano le conseguenze, onde dedurne una ben fondata spiegazione.