Sorse però il Turinese Dottor Cigna, il quale incominciò a spandere non poca luce sopra somiglianti fenomeni, e finalmente produsse un'esperimento, quale si è quello di avvicinare ad una picciola lastra di metallo bene isolata un nastro elettrizzato[5], i di cui effetti, attentamente esaminati dal sublime ingegno di Volta, si resero tanto fecondi, che dettero origine alle più luminose scoperte, per cui s'aprì vasto campo, onde spaziarsi e progredir potesse il Fisico nella scienza elettrica.

Così avvertito dagli esperimenti dei Symmer e dei Cigna il Padre Giovan Batista Beccaria Piemontese, nelle cui mani sembrò che prendesse nuovo aspetto questo ramo di Fisica, dapoichè per mezzo delle di lui replicate osservazioni ed esperienze sortì maggiore aggrandimento la scienza dell'Elettricità atmosferica, s'illustrarono viepiù le belle vedute dei Franklin, dei Canton, degli Wilke e degli Epini sopra le Atmosfere elettriche, avvertito, io dissi, osò penetrare in questo mistero elettrico. S'imbattè da primo ad osservare che due corpi così detti Idioelettrici, come pure un Idioelettrico ed un Deferente allorchè veniano elettrizzati contrariamente, esercitavano fra loro la medesima azione di due Deferenti in egual modo disposti; che la sola differenza, e questa notabile, consisteva in una certa adesione, che quei presentavano dopo essersi attratti in ragion della somma delle loro elettricità contrarie. Or ei si pensava che nella di loro unione seguisse una reale e total perdita delle proprie elettricità, e che nella separazione de' suddetti corpi ne succedesse il riscatto delle medesime. A questa proprietà novellamente scoperta, per cui se vengano separati i due accennati corpi riacquistano, com'ei si credea dal disgiungimento l'elettricità smarrita nella loro congiunzione, o per dir così, rivendicano la perduta elettricità volle dare il nome di Elettricità Vindice. Quest'opinione rimase vittoriosamente combattuta da Volta, il quale rintracciò la vera causa di un'apparenza sì maravigliosa.

I fenomeni della Natura sono perlopiù esposti egualmente agli occhi di tutti sopra il gran Teatro dell'Universo. Scarso è il numero di quei che s'arrestano a prestar la loro attenzione, ed assai più scarso di quei che sviluppar ne possono tutte le conseguenze; perlochè sono sicuramente degni d'ammirazione e di lode quei rarissimi ingegni sublimi, ai quali nulla sfuggendo possono confrontare una serie di fatti con occhio penetrante osservati, e dedurne le Teorie più luminose e le più utili per la specie umana. L'oscillazioni di una lampada erano state osservate, come tuttogiorno s'osservano da ognuno. Ma era riservato al Genio sublime del nostro Galileo il fondar sopra di questo semplicissimo fatto la Teoria de' Penduli, divenuta cotanto interessante per la misura del tempo non meno che per la ricerca delle leggi della Gravitazione. Così lo sperimento del soprallodato Cigna fu quello che risvegliò l'ingegno creatore di Alessandro Volta a fare una serie di scoperte così collegate insieme, che una veramente si diè la mano con l'altra. Ed invero una scoperta quante fiate ha prodotto nuovi fatti più rimarchevoli, ed è stata la sorgente di Teorie le più grandiose nelle Scienze naturali? Questo celebre Fisico richiamò ad un rigoroso esame la spiegazione data da Beccaria riguardo al fenomeno dell'Elettricità Vindice. Riconobbe una forza d'attrazione, giusta la dottrina del Filosofo Americano, fra le molecule che compongono i corpi dell'Universo e quelle del fluido elettrico; che una porzione del medesimo ritrovasi in essi secondo la loro natura, quale nominò Fuoco nativo[6]. Quindi volgendosi il nostro Volta a considerare l'Ammosfere elettriche ossia, come ei dice, l'Applicazione del fuoco elettrico[7], da cui dedusse la bella Teoria della capacità de' Conduttori[8], ravvisò che quella proprietà di cui godono tutti i corpi Idioelettrici cioè di ritenere in se quasi irretito il fluido una volta accumulato nè agevolmente spogliarsene nè trasfonderlo in altri, lo che è proprio de' soli deferenti, somministrava la vera spiegazione di questo fenomeno. Così riconobbe che rimanea come applicato un corpo qualunque eziandio posto a contatto con un Coibente fatto elettrico; che non sì tosto s'estinguea l'elettricità di questo, ma che bensì andava menomandosi con assai lentore e dopo lunga pezza; che si rendea contraria l'elettricità del suddetto corpo situato in contatto. Osservò ben anco l'adesione di questi due corpi allorchè si trovavano uniti, per cui separar non si poteano tra loro senza alcuna benchè picciola difficoltà, lo che, come diè conto a Beccaria con lettera, in cui si riscontrano i germi delle di lui Teorie e scoperte posteriori[9], indicava sicuramente l'esistenza delle due elettricità contrarie. Avvertito adunque da questi fatti da esso con occhio sagace osservati stimò meglio e con tutta ragione di nomarla non più Vindice ma bensì Elettricità Permanente o Indeficiente.

Nè quì fermossi, come abbiamo accennato, il celebre nostro Fisico, ma ravvolgendo nella di lui mente tutte le conseguenze che dedur si poteano dall'esperimento del soprallodato Cigna si condusse all'invenzione di quel mirabile strumento così detto da lui Elettroforo perpetuo ossia Macchina elettrica portatile e sempre attiva. Inventato che ebbe l'Elettroforo comechè dotato d'inesprimibile avvedutezza s'approfittò dell'aumento di capacità che discernea poter ricever lo Scudo del medesimo, detto dipoi Piatto collettore, ponendolo a contatto non più con un perfetto Coibente, ma bensì con un semicoibente; ed ecco che tosto tra le di lui mani ne nacque il Condensatore.

Con questo divino strumento pervenne a sorprendere e misurare quella picciolissima elettricità che si fuggia ai nostri sguardi e ci si rendea affatto insensibile. Mercè di questo tanto s'avanzò lo spirito umano nell'estendere i limiti della scienza e nell'acquistar nuove cognizioni intorno all'elettricità ammosferica, che ebbe origine la tanto celebrata Meteorologia elettrica del medesimo.

Non contento dell'invenzione del suo Condensatore si voltò a correggere e perfezionare non solo gli Elettrometri di Saussure, di Cavallo e di Henly, ma ancora pervenne a rendergli comparabili. Accoppiò al di lui Elettrometro ridotto cotanto sensibile anco alla minima Elettricità il poc'anzi ritrovato Condensatore. Con questi strumenti da esso medesimo inventati o perfezionati s'elevò al Celo ad esaminare non tanto le Nubi tempestose, ma ancor fu il primo ad applicare sulla cima del filo di metallo che servia di esploratore dell'elettricità ammosferica, la fiamma della candela, sperimentata già per uno de' più eccellenti Conduttori dai Dufay, dai Watson e dai la Tour. Con la fiamma potè richiamare ed a se condurre l'elettricità reale dell'ammosfera e non quella di pressione o, come ei la dice, accidentale del filo metallico che spesse fiate s'infinge e si maschera come un acquisto reale, lochè non è. Con questa potè esplorare l'elettricità ammosferica non solo de' tempi procellosi, delle Nebbie, delle Pioggie, ma ancora sorprendere e misurare quella del Cel sereno. Ma se Franklin fu il primo ad assicurarci dell'elettricità delle Nubi tempestose e del Fulmine; se Monnier facendo un passo più avanti scoprì l'elettricità dell'Ammosfera e dubitò di un certo periodo giornaliero; se Beccaria determinò con maggior precisione questo periodo, riconobbe l'elettricità positiva dell'aria ed assoggettò a certe leggi l'andamento e le vicende della medesima; Volta però fu quello che ne rintracciò la di lei vera sorgente. Imperocchè col suo pregiabilissimo strumento, ossia col di lui Condensatore giunse con gran sorpresa dei due gran luminari della Francia, volli dire Lavoisier e la Place, ad additare il fonte e l'origine di quest'elettricità. Dimostrò loro ad evidenza che l'acqua ed altre sostanze trasformandosi in vapore acquistavano una maggior capacità per il fluido elettrico, com'era noto che l'acquistano per il calorico. Per la qual cosa nel momento della loro trasformazione il vapor resultante si arricchiva del medesimo fluido elettrico a spese dei corpi evaporanti e di quei che erano a contatto, quali rimaneano elettrizzati in meno, e seco lo portavano ad impregnarne l'ammosfera e le Nubi. Quindi è che svelò in un tempo l'origine dell'elettricità ammosferica positiva nata dal condensamento di questi vapori medesimi; non menochè con la Teoria dell'ammosfere elettriche pervenne ad illustrare la causa, che induce elettricità contrarie in due Nuvole tra loro vicine.

È assai ben noto come i Mahon ed i Coulomb s'applicarono ad indagare la legge che la Natura osserva nell'attrazioni e repulsioni elettriche; che dessi e massime il Fisico francese computando le picciole forze sulla di lui Bilancia di torsione convennero generalmente esser quella medesima che esercita nella Gravitazione universale, per cui si regge e si conserva l'armonia di questi Globi rotanti intorno al sole e si forma questo bel planetario sistema architettato dall'Onnipotenza Divina. Osò pure il nostro Volta di penetrare in questo sacrario della Natura, non abbarbagliato dall'altrui autorità, ma schiarito dalla sicura scorta dell'osservazione e dell'esperienza. Calcò altra via più diretta e spedita e tanto s'inoltrò che pervenne a scorgere i limiti ai quali s'estendeva la detta legge. Riconobbe che dessa, in quanto all'elettricità, applicar si potea soltanto ad un deferente elettrizzato, il qual s'andasse avvicinando ad un corpo di natura simile, che comunicasse costantemente colla terra. Ritrovò parimente in questo caso che se il corpo divenuto elettrico s'aumentava di diametro o di gradi di carica veniva ancor l'attrazione ad aumentarsi non in ragion semplice, ma bensì nella diretta dei quadrati dei diametri o dei gradi di carica. Non pervenne mai a riscontrar simiglianti leggi, sebben provasse e riprovasse con tutta la di lui sagacità in altri fatti e soprattutto nelle repulsioni elettriche delle quali eragli assai ben nota l'incostanza. La ragione poi, conforme anch'essa alla dottrina dell'Ammosfere elettriche, con cui avvalorò tutti questi resultamenti si è quella, che a misura o dell'avvicinamento o dell'aumentazione dei diametri o dei gradi di carica, il corpo comunicante col suolo diradava o condensava il fluido elettrico secondo che l'Elettricità del corpo eccitato era positiva o negativa.

Finalmente con il solito di lui occhio penetrante, a cui niuna cosa si fugge, per quanto leggiera sia, si rivolse ad osservare attentamente la repulsione di due corpi in simil guisa elettrizzati, e da alcuni picciolissimi fatti da esso a fondo bene indagati dedusse che ella era soltanto apparente e non punto reale; lochè ben'anco avea dichiarato il celebre nostro Beccaria[10]. Per la qual cosa vana ed inutile sarebbe ogn'altra Ipotesi quantunque si voglia ingegnosa, ne più farebbe di mestieri moltiplicar gli agenti della Natura mostrandosi assai valevole a spiegare tutti i fenomeni elettrici la bella Teoria di Franklin.

Ma se il nostro Fisico s'inalzò tanto sovra gli altri mercè delle soprallodate scoperte, si rese ancora immortale nell'aver sorpresa la Natura in quel celebre fatto dell'Elettricità sviluppata dal semplice contatto di due diverse sostanze deferenti; per lo che ne sarà fatta come di altri suoi ingegnosi ritrovamenti laudevol ricordanza nel progresso di questa pregiabilissima collezione.

G. B.