[53]. Vedi il suo trattato, cap. VI. p. IV. pag. 494.
[54]. Vedasi la prima memoria latina, della presente collezione dalla pag. 22 alla pag. 25.
[55]. Suppongo quì che siano eguali tra loro i gradi dell'Elettrometro, voglio dire che segni ciascuno un'eguale quantità di elettricità, in quella maniera che ciascun grado di un buon Termometro di mercurio segna un egual addizione di calore. Nel quadrante elettrometro del Sig. Wenly che è il migliore di quanti elettrometri si sono mai immaginati, e ch'io ho in qualche parte perfezionato, la divisione de' gradi fatta col compasso non è altrimenti giusta; ma ha bisogno di una correzione intorno a che mi sono non poco applicato con un successo maggiore anche di quello che avrei potuto sperare. Penso ora a rendere tale strumento del tutto comparabile: al che se giungo, come ho luogo di sperare, non tarderò guari a pubblicarne la descrizione in un colle osservazioni necessarie per ben servirsi in generale degli elettrometri, ed in particolare di questo mio.
[56]. Questa spiegazione bene intesa ci conduce a render ragione in generale della virtù delle punte. A parlar giusto una punta non isolata, presentata a un corpo elettrico non ha alcuna virtù propria per attirarne l'elettricità, ella si comporta semplicemente come un conduttore non isolato che non oppone resistenza al passaggio del fluido elettrico. Se il medesimo conduttore presenta al corpo elettrico invece della punta una palla od una superficie piana, non oppone già egli per questo maggiore resistenza; onde è dunque che l'elettricità non vi si getta egualmente all'istessa distanza dal corpo elettrico? Ciò viene dall'indebolita tensione, ossia azione elettrica di cotesto corpo in virtù della più larga superficie presentatagli da quel conduttore non isolato, la quale superficie componendosi ad un'elettricità contraria, offre maggior compenso che una punta, come si è quì sopra spiegato. Adunque in luogo di dimandare perchè una punta tragga, o getti sì da lungi l'elettricità, dovrebbesi domandare piuttosto perchè una palla o un piatto egualmente conduttore non lo facciano: allora io farò osservare che non è già un difetto di questa palla, o di questo piano, come non è una virtù propria della punta che metta tale, o tanta differenza; ma bene lo stato del corpo elettrico e della sua atmosfera (con cui intendo anche l'aria che lo circonda attuata ad una tensione di elettricità omologa) il quale decade dalla sua forte tensione a proporzione che s'immergono in detta sua atmosfera, e si affacciano a lui più punti d'un conduttore non isolato. Affievolita pertanto l'azione elettrica, è egli sorprendente che non possa più superare la resistenza di quel grosso strato d'aria interposta tra il corpo elettrico, ed il conduttore, che supera agevolmente, quando non presentandoglisi alla medesima distanza che una punta sottile, la tensione di esso corpo elettrico, e dell'aria infinitamente meno bilanciata, sussiste nel suo pieno vigore?
[57]. Nella mia memoria sulla capacità de' conduttori semplici dimostro la grandissima capacità che ha una boccia di Leyden comparativamente alla sua mole appunto perchè l'elettricità che s'infonde ad una superficie trova un gran compenso nell'elettricità contraria che prende la superficie opposta, ciò che produce la solita diminuzione di tensione ec. Ivi fo vedere come 16 pollici quadrati di superficie armata hanno una capacità eguale a un conduttore di verghe inargentate lungo presso a 100 piedi, il quale ne ha una grandissima, tal che le sue scintille producono la vera commozione in un grado abbastanza forte. Ivi anche accenno come tutti i fenomeni della carica, e della scarica degli strati isolanti, dell'elettroforo, delle punte ec. possono dipendere dall'istessa azione delle atmosfere elettriche, combinata, per ciò che appartiene agli strati isolanti, con una certa non molto grande resistenza che prova l'elettricità ad affiggersi alla superficie di questi egualmente che ad escirne, e con quella incomparabilmente più grande, e può dirsi insuperabile che la impedisce di diffondersi attraversandone la spessezza. Intorno a che fin dal tempo in cui pubblicai la descrizione, e le principali sperienze del mio elettroforo, che fu nel 1775 (vegg. la scelta d'Opusc. interess. di quell'anno) io avea promesso di esporre tutte le mie idee in un trattato che avrebbe per titolo Dell'azione delle atmosfere elettriche, e de' fenomeni che ne derivano negli strati isolanti.
[58]. Cioè fino al Maggio del 1782. Dopo tal tempo le ho replicate moltissime volte sempre con egual successo, e molte persone le hanno vedute.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
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