Faria tentennò la testa. — L’ultima volta, diss’egli, l’accesso non durò che una mezz’ora, dopo la quale io ebbi fame e mi rialzai solo. Oggi non posso muovere nè la gamba, nè il braccio destro, la testa è oppressa, e ciò prova che è accaduto un versamento nel cervello; al terzo accesso resterò interamente paralizzato, o morirò sul colpo.

— No, no, tranquillatevi, voi non morrete. Se questo terzo accesso deve colpirvi vi troverà libero; io vi salverò come questa volta, e meglio ancora, perchè avremo tutti i necessarii soccorsi.

— Amico mio, disse il vecchio, non vi lusingate, la crisi che è passata mi ha condannato ad un carcere perpetuo; per fuggire bisogna poter camminare.

— Ebbene, noi aspetteremo otto giorni, un mese, due mesi se bisogna; in quest’intervallo le vostre forze ritorneranno, tutto è pronto per la fuga, ed abbiamo la libertà di poter scegliere a nostro piacere l’ora ed il momento. Il giorno in cui vi sentirete abbastanza forte per nuotare, noi metteremo ad esecuzione il nostro disegno.

— Io non nuoterò più, disse Faria, questo braccio è paralizzato, non per un giorno, ma per sempre; sollevatelo voi stesso, e sentite quanto è pesante. — Il giovine sollevò il braccio che ricadde morto ed insensibile. Dantès mandò un profondo sospiro.

— Ora sarete convinto voi stesso, n’è vero Edmondo? disse Faria; credetemi, io so quello che dico. Dopo il primo accesso che ebbi di questo male, non ho mai cessato di studiarvi e di riflettervi sopra; io lo aspettava perchè è un’eredità di famiglia. Mio padre è morto al terzo assalto, mio nonno egualmente. Il medico che mi compose questo liquore, il celebre Cabanis, mi predisse la stessa sorte.

— Il medico si sbaglia, gridò Dantès; in quanto alla vostra paralisi, essa non mi sgomenta, io vi prenderò sulle spalle, e nuoterò sostenendovi.

— Mio amico, disse Faria, voi siete marinaro, e buon nuotatore, e dovete per conseguenza sapere che un uomo caricato di un simile fardello non potrebbe fare cinquanta braccia nel mare. Cessate dal lasciarvi illudere dalle chimere che ingannano l’ottimo vostro cuore. Io resterò qui fino a che suoni l’ora della mia liberazione, che adesso non può più esser che quella della morte. In quanto a voi partite, fuggite; voi siete giovine, destro e forte, non vi occupate di me, io vi rendo la vostra parola. — Sta bene, disse Dantès.

— Ebbene! allora? — Io pure resterò. — Poi levandosi e stendendo una mano sul vecchio:

— Per quanto vi ha di più sacro, io giuro di non lasciarvi che alla vostra morte. — Faria considerò questo giovine sì nobile, sì semplice e sì elevato, e lesse sui tratti animati dall’espressione di devozione la più pura, la sincerità della sua affezione, e la lealtà del suo giuramento.