— Chi debbo annunziare? domandò il lacchè disponendosi a camminare davanti al forestiere.
— Il sig. barone Danglars, rispose il viaggiatore.
— Venite, disse il lacchè. — Fu aperta una porta; il lacchè ed il barone disparvero per essa. L’uomo che era entrato dietro Danglars si assise sopra un banco. Il commesso continuò a scrivere per circa cinque minuti; durante i quali l’uomo seduto conservò il più profondo silenzio e la più assoluta immobilità. Indi la penna cessò di stridere sulla carta; alzò la testa, guardò attentamente attorno a sè e dopo essersi assicurato che si ritrovava a quattr’occhi: — Ah! ah! diss’egli, eccoti qui, Peppino!
— Sì! rispose questi laconicamente.
— Hai odorato alcun che di buono intorno a questo signore?
— Non vi è gran merito per questo, ne siamo stati avvisati.
— Tu sai dunque ciò che egli viene a far qui, curioso.
— Viene a riscuotere; rimane soltanto a sapersi la somma.
— Ti si dirà quanto prima, amico.
— Ma non mi darai, come l’altro dì, delle false informazioni.