— Per caso è una parola graziosa, mormorò Danglars, sono precisamente ventiquattr’ore che non ho mangiato. Ma sì, signore, aggiunse egli alzando la voce, io ho fame, ed anche molta fame.
— E V. E. vuol mangiare?
— Sul momento, se è possibile.
— Niente di più facile, disse Peppino; qui si può procurare tutto ciò che desidera, pagando, beninteso, come si usa presso tutti gli onesti cristiani.
— Ciò s’intende! gridò Danglars, quantunque in verità le persone che arrestano, e che imprigionano, dovrebbero almeno nutrire i loro prigionieri.
— Ah! eccellenza, ripetè Peppino, qui non c’è questo uso.
— Questa è una cattiva ragione, riprese Danglars, che contava di addolcire il suo guardiano colla sua amabilità, eppure io mi contento. Vediamo, che mi si serva da mangiare
— Sul momento, eccellenza, che cosa desiderate?
E Peppino depose la sua teglia per terra in modo tale che il fumo salisse direttamente alle narici di Danglars.
— Comandate, continuò egli.