— Vi passerete a più di venti braccia di distanza.

— Prendete adunque il timone, disse il padrone, e giudicheremo del vostro sapere.

Il giovine andò a sedersi al timone, si assicurò con una leggiera pressione che il bastimento era obbediente, e vedendo che, senza essere di prima finezza, non si rifiutava, gridò: — Alle braccia e alle boline. — I quattro marinari che formavano l’equipaggio corsero al loro posto, nel mentre che il padrone li guardava fare. — Tirate, continuò Dantès. — I marinari obbedirono con molta precisione. — Ora annodate, bene. — Quest’ordine fu eseguito come i due primi, e il piccolo bastimento, invece di continuare a correre bordate, cominciò a dirigersi verso l’isola di Riou, presso la quale passò, come aveva predetto Dantès, lasciandola a dritta per una ventina di braccia.

— Bravo! disse il padrone.

— Bravo! ripeterono i marinari.

E tutti guardarono meravigliati quest’uomo il cui sguardo aveva ripresa un’intelligenza e il corpo un vigore, che erano ben lontani dal supporre in lui.

— Vedete, disse Dantès lasciando il timone, che potrò esservi di qualche utilità, almeno durante la traversata; se giunti a Livorno non mi volete più, mi lascerete, e su i primi mesi di soldo vi rimborserò il mio nutrimento fin là, e gli abiti che vi piacerà prestarmi.

— Sta bene! sta bene! disse il padrone, potremo accomodarci, se sarete ragionevole. — Un uomo vale un altr’uomo, disse Dantès; ciò che date ai camerati, lo darete a me pure, e tutto è stabilito. — Non è giusto, disse il marinaro che aveva salvato Dantès, perchè voi ne sapete più di noi.

— Ciò non riguarda te, Jacopo, disse il padrone; ciascuno è libero d’impegnarsi per quella somma che più gli conviene.

— È giusto disse Jacopo; io non faceva che una semplice osservazione.