— Ebbene! tu farai molto meglio ancora prestando a questo bravo giovinotto un paio di pantaloni ed una giacca, se pure ne hai di più. — No, disse Jacopo; ma ho un pantalone ed una camicia. — Ciò è quanto mi abbisogna, disse Dantès; grazie, amico mio. — Jacopo se ne scese giù dal boccaporto, e risalì un momento dopo cogli abiti che Dantès indossò con una gioia indicibile. — Ora vi occorre altro? chiese il padrone. — Un tozzo di pane ed un altro sorso di questo eccellente rum che ho di già assaggiato, essendo gran tempo che non ho mangiato. — Infatto erano circa quarant’ore che non aveva toccato cibo. Fu portato a Dantès un po’ di pane, e Jacopo gli presentò la zucca.

— Timone a basso-bordo, gridò il capitano volgendosi verso il timoniere. Dantès volse lo sguardo alla stessa parte portandosi la zucca alla bocca, ma la zucca rimase a mezz’aria.

— Osserva, domandò il padrone; che cosa accade nel castello d’If?

Di fatto, una piccola nube bianca, la quale aveva fermata l’attenzione di Dantès, sembrava coronare il ciglione del baluardo al sud del castello d’If. Dopo un secondo, il rumore di una lontana esplosione venne ad estinguersi a bordo della tartana. I marinari alzarono la testa guardandosi l’un l’altro.

— Ma che vuol dir ciò? domandò il padrone.

— Questa notte sarà evaso qualche prigioniero dal castello, disse Dantès, ed ora tirano il cannone per dare l’allarme.

Il padrone fissò lo sguardo sul giovinotto, che dicendo queste parole si era portata la zucca alla bocca; ma lo vide assaporare il liquore con tanta calma e soddisfazione, che se pure ebbe un qualche sospetto, questo non fece che attraversargli lo spirito, e tosto svanì.

— Ecco un rum che è diabolicamente forte, disse Dantès, asciugandosi con la manica della camicia la fronte che grondava sudore.

— In ogni caso, mormorò il padrone guardandolo, tanto meglio, perchè così avrò fatto acquisto di un brav’uomo. — Sotto pretesto d’essere stanco, Dantès chiese allora di assidersi al timone. Il timoniere ben contento di essere sollevato dalle sue funzioni, consultò coll’occhio il padrone, che gli fe’ segno colla testa che poteva rimettere nelle mani del nuovo compagno la sbarra. Dantès così situato potè restare cogli occhi fissamente rivolti alla parte di Marsiglia.

— Oggi quanti ne abbiamo del mese? domandò Dantès a Jacopo che era venuto a sedersi vicino a lui dopo aver perduto di vista il castello d’If. — 28 febbraio: rispose questi.