Sarebbe stato difficile il risolvere se l’uomo fermò il cavallo, o il cavallo fermò l’uomo; in ogni modo il cavaliere mise il piede a terra, e tirando l’animale per le redini, lo legò ad un arpione di uno sportello rovinato, che non reggeva più se non sopra un cardine; quindi avanzandosi verso la porta, e asciugandosi la fronte grondante sudore con un fazzoletto di cotone rosso, l’abate battè tre colpi sul limitare, col puntale di ferro del bastone che aveva in mano.

Tosto il gran cane nero si alzò, fece qualche passo, abbaiando e mostrando i denti bianchi ed acuti, doppia dimostrazione ostile, che provava la poca abitudine che aveva della società. Subito dopo, un passo grave rumoreggiò sulla scala di legno che si arrampicava lungo il muro, e per la quale discendeva, curvandosi all’indietro, l’oste del povero albergo, sulla soglia del quale stava il prete.

— Eccomi! diceva Caderousse tutto maravigliato; eccomi! vuoi tu tacerti, Margotin! non abbiate paura, signore, egli abbaia, ma non morde. Voi desiderate del vino, n’è vero? perchè fa un sole tremendo... Ah! perdono, interruppe Caderousse, vedendo con quale specie di passeggiere parlava; perdono, io non sapeva chi avevo l’onore di ricevere. Che desiderate, sig. abate? sono ai vostri ordini.

Il prete guardò quest’uomo per due o tre secondi con una attenzione straordinaria, e sembrò cercasse ancora di attirare sopra di sè l’attenzione dell’albergatore; ma vedendo che i lineamenti di costui non esprimevano altro sentimento che la sorpresa di non avere una risposta, giudicò fosse tempo di finirla e disse con un accento italiano ben pronunziato: — Non siete voi il sig. Caderousse?

— Sì signore, disse l’oste, forse meravigliato ancora più della domanda che del silenzio; sono effettivamente Gaspero Caderousse per servirvi.

— Gaspero Caderousse?... Sì,... credo bene che sia questo il nome e cognome. Voi dimoravate in altro tempo sui viali di Meillan, n’è vero, al quarto piano? — Precisamente.

— Ed esercitavate la professione di sartore?

— Sì, ma la mia professione andò male, fa tanto caldo in Marsiglia, che credo, finirà che nessuno si vestirà più. Ma a proposito di calore, non volete voi prender qualche cosa per rinfrescarvi, signor abate?

— Sia pure. Datemi una bottiglia del miglior vino che abbiate, e poi riprenderemo la conversazione, se non vi dispiace, al punto in cui la lasciamo.

— Come vi farà più piacere, sig. abate, — disse Caderousse, e per non perdere l’occasione di esitare una delle ultime bottiglie di vino di Cahors che gli restavano, Caderousse si affrettò ad alzare una botola che copriva un’apertura fatta nel pavimento della camera a pian terreno che serviva ad un tempo di sala e di cucina. Allorchè in capo a cinque minuti ricomparve, ritrovò l’abate assiso sur uno sgabello col gomito appoggiato su di una lunga tavola; mentre che Margotin, sembrando aver fatto pace con lui, aspettava, che contro il solito questo singolare viaggiatore prendesse qualche cosa, allungava su la coscia il suo collo scarno, e l’occhio languente.