— Ah sì, è vero, riprese l’abate con sorriso soffocato, Mercedès... — Ebbene? dimandò Caderousse. — Datemi una bottiglia d’acqua, disse l’abate. — Caderousse si sollecitò ad obbedire. L’abate empì il bicchiere, e bevette qualche sorso. — A che n’eravamo noi? domandò di poi posando il bicchiere sulla tavola. La fidanzata si chiamava Mercedès; sì, è questo. «Voi andrete da Mercedès... (è Dantès che parla, capite bene?). E venderete questo diamante, ne farete cinque parti, e le dividerete fra questi miei buoni amici, i soli esseri che mi hanno amato su questa terra!»
— In che modo cinque parti? disse Caderousse; non avete nominate che quattro persone.
— Perchè la quinta è morta, da quanto mi è stato detto... era essa il padre di Dantès.
— Pur troppo, è vero! disse Caderousse commosso dalle passioni che si urtavano nel suo cuore; pur troppo! sì, il pover’uomo è morto!
— Ho saputo quest’avvenimento a Marsiglia, rispose l’abate sforzandosi di comparire indifferente; ma è tanto tempo che è avvenuta questa morte, che non ho potuto raccogliere nessun particolare.... sapreste voi dirmi qualche cosa di quel vecchio?
— Eh! disse Caderousse, chi lo può sapere meglio di me? Io abitava porta a porta col buon uomo... Oh mio Dio! sì, un anno appena dopo la sparizione di suo figlio, morì il povero vecchio!
— Ma di che morì?
— I medici nominarono la sua malattia; è morto di una gastro-enterite, credo: quelli che lo conoscevano dicevano che era morto di dolore... e io, che l’ho quasi veduto morire, dico che è morto... — Caderousse si fermò.
— Morto di che? riprese con ansietà l’abate.
— Morto di fame.