— Di giorno in giorno egli viveva più solo e più isolato; spesso il sig. Morrel o Mercedès venivano per vederlo, ma la sua porta era chiusa; e, quantunque fossero ben sicuri che era in casa, non rispondeva ad alcuno. Un giorno che contro il solito ricevè Mercedès, e che la povera ragazza, quantunque essa pure disperata, cercava confortarlo; «Credimi, figlia mia, egli disse, Edmondo è morto, e invece di aspettar lui, egli aspetta noi... Io sono ben fortunato, perchè essendo più vecchio, sarò il primo a rivederlo.»
— Per quanto uno sia buono, si stanca ben presto di vedere le persone che vi attristano: il vecchio Dantès finì per rimanere affatto solo. Io non vedeva più salire da lui alcuno, se non a quando a quando certi sconosciuti che discendevano poi con degli involti mal nascosti: conobbi in seguito che cosa erano quegl’involti, egli vendeva a poco a poco tutto ciò che aveva, per vivere. Finalmente il buon uomo terminò i suoi poveri arredi... era debitore di tre rate di pigione; fu minacciato di esser cacciato; domandò una dilazione di otto giorni, che gli venne accordata. Io so questi particolari perchè l’esattore entrò da me, uscendo da lui. Nei primi tre giorni lo intesi camminare come d’ordinario; ma nel quarto non sentii più nulla. Mi arrischiai a salire, la porta era chiusa; guardai traverso la serratura, e lo vidi tanto pallido ed estenuato, che credendolo malato ne feci prevenire il sig. Morrel e corsi da Mercedès. Tutti e due si sollecitarono a venire. Morrel condusse seco un medico, che osservando in lui una gastro-enterite ordinò la dieta. Io era presente, signore, non dimenticherò mai il sorriso del vecchio a questa condizione. Da quel momento egli aprì la porta; aveva una scusa per non mangiar più: «il medico aveva ordinata la dieta.»
L’abate mandò una specie di gemito.
— Questa istoria desta in voi dell’interessamento? disse Caderousse.
— Sì, rispose l’abate; essa è commovente.
— Mercedès ritornò: ella lo trovò così cambiato che come la prima volta, lo voleva far trasportare nella sua capanna. Questo era pure il parere di Morrel; ma il vecchio gridò tanto, che essi ebbero paura. Mercedès restò al capezzale del letto, Morrel si allontanò facendo segno alla catalana ch’ei lasciava una borsa sul caminetto. Ma, forte dell’ordinazione del medico, il vecchio non volle prender nulla. Finalmente, dopo nove giorni di disperazione e di astinenza, il vecchio spirò, maledicendo quelli che erano stati causa della sua disgrazia, e dicendo a Mercedès: «Se un giorno vedrete il mio Edmondo, ditegli che io muoio benedicendolo.»
L’abate si alzò, fe’ due giri intorno alla camera portando la mano fremente all’arida gola. — E voi credete che egli sia morto...?
— Di fame... signore, disse Caderousse, ne rispondo io, quanto è vero che siamo qui.
L’abate prese con mano convulsa il bicchiere d’acqua ancora a metà, lo vuotò di un fiato, e si rimise a sedere con gli occhi rossi e le guance pallide.
— Confessate che fu una gran disgrazia, diss’egli con voce rauca. — E tanto più grande, perchè causata da finta amicizia. — Passiamo adunque a questi uomini, disse l’abate; ma pensatevi bene, continuò egli con un tuono quasi minaccioso, vi siete impegnato a dirmi tutto; sentiamo dunque, chi son quelli che hanno fatto morire il figlio di disperazione, ed il padre di fame? — Fernando e Danglars, due uomini gelosi di Edmondo, uno per amore, l’altro per ambizione. — Ed in qual modo si manifestò questa loro gelosia? — Essi denunziarono Edmondo come messo bonapartista. — Ma chi dei due lo denunciò? chi dei due fu il vero colpevole? — Tutti e due, l’uno scrisse la lettera, l’altro la mise alla posta. — Questa lettera dove fu scritta?