— Sì, disse Caderousse. — In questo caso dev’essere un uomo benedetto dal cielo, dev’esser ricco... felice? — Caderousse sorrise amaramente. — Sì, felice come lo sono io, diss’egli.

— Come! Morrel sarebbe disgraziato! gridò l’abate.

— Egli è vicino alla miseria, e peggio ancora, è vicino al disonore. — E come? — Sì, rispose Caderousse; dopo vent’anni di fatiche, dopo essersi acquistato il posto più onorevole nel commercio di Marsiglia, Morrel è rovinato da cima a fondo. In due anni ha perduto cinque bastimenti, sofferto tre fallimenti terribili ed ora non ha più altre speranze che in quello stesso Faraone, che era comandato dal povero Dantès, e che deve ritornare dalle Indie con un carico di cocciniglia e d’indaco. Se questo bastimento si perde come gli altri, è rovinato del tutto.

— E il disgraziato ha moglie, figli?

— Sì, ha una moglie che in tutte queste avversità si è condotta come una santa; ha una figlia che stava per isposare l’uomo da lei amato, e la famiglia del quale si è opposta ad un matrimonio colla figlia di un rovinato; finalmente ha un figlio sotto-tenente nell’esercito. Ma voi lo capirete bene, tutto ciò invece di sollevarlo non fa che raddoppiare il dolore del pover’uomo; se fosse stato solo si sarebbe bruciate le cervella, e tutto sarebbe finito.

— Ciò è spaventevole! mormorò l’abate.

— Ecco come in questa vita viene ricompensata la virtù, disse Caderousse. Osservate, io che non ho mai fatto una cattiva azione a nessuno, meno quella che vi ho raccontato, sono nella miseria; dopo che avrò veduto morire la povera mia moglie di febbre senza poter fare nulla per lei, morirò di fame come è morto il padre di Dantès, mentre che Fernando e Danglars nuotano nell’oro.

— E come avviene ciò? — Perchè ad essi tutto gira in bene, nel mentre che ai galantuomini gira in male. — Che è divenuto di questo Danglars, il più colpevole, n’è vero, l’instigatore? — Che n’è divenuto? egli abbandonò Marsiglia con una raccomandazione di Morrel, che ignorava il suo delitto, e potè entrare commesso d’ordine presso un banchiere spagnuolo. All’epoca della guerra di Spagna, s’incaricò di una parte delle forniture dell’esercito francese, e fece fortuna: allora con questo primo danaro, speculò sui fondi pubblici, ed ha triplicato, e quadruplicato i suoi capitali, e, vedovo egli pure della figlia del suo banchiere, sposò una vedova, la sig.ª di Nargonne, figlia di de Servieux ciambellano del Re attuale, e che gode dei più grandi favori in corte. Divenuto milionario lo hanno creato conte, dimodochè ora è il conte Danglars che ha un palazzo nella strada di Mont-Blanc, dieci cavalli nelle scuderie, sei lacchè in anticamera, e non so quanti milioni in casa.

— Ah! fece l’abate con un’espressione singolare; ed egli è felice. — Ah! felice, chi può dir questo? la felicità e l’infelicità sono il segreto delle mura, le mura hanno orecchie, ma non lingua, se uno è felice con una grande fortuna, Danglars è felice. — E Fernando? — Fernando? è tutt’altra cosa. — Ma come mai un povero pescatore catalano senza risorse e senza educazione ha potuto fare una fortuna? ciò mi sorprende, ve lo confesso. — E ciò pure sorprende tutti; bisogna che nella sua vita siavi qualche strano segreto che nessuno sa.

— Ma finalmente per quali gradini visibili ha potuto salire a quest’alta fortuna od a quest’alta posizione? — Ad entrambe, signore, ad entrambe: egli ha fortuna insieme e posizione. — Ma è una favola che mi raccontate?