— Questo diamante doveva essere diviso fra gli amici di Edmondo: Edmondo non aveva che un solo amico, la divisione diventa dunque inutile. Prendete questo diamante, e vendetelo; vale 50mila fr., ve lo ripeto, e spero che questa somma basterà per togliervi dalla miseria.
— Oh! signore, disse Caderousse avanzando timidamente una mano, mentre con l’altra si asciugava il sudore che gli stillava dalla fronte; oh! non vi fate uno scherzo della felicità, o della disperazione di un uomo!
— Io so ciò che è la felicità, e ciò che è la disperazione, e non mi prenderei mai giuoco di questi sentimenti, rispose l’abate. Prendete adunque, ma in cambio...
Caderousse, che già toccava il diamante, ritirò la mano.
L’abate sorrise. — In cambio, continuò egli, regalatemi quella borsa di seta rossa che il sig. Morrel avea lasciata sul caminetto del vecchio Dantès, e che mi avete detto essere ancora nelle vostre mani. — Caderousse sempre maravigliato, aprì un grand’armadio di quercia, e dette all’abate una lunga borsa di seta di un rosso scolorato, e intorno alla quale scorrevano due anelli, stati in altro tempo dorati. L’abate la prese, ed in sua vece dette il diamante a Caderousse. — Oh! voi siete un uomo di Dio, gridò Caderousse; perchè in verità nessuno sapeva che Edmondo vi avesse dato questo diamante, ed avreste potuto conservarlo per voi.
— Bene, disse l’abate a sè stesso, tu l’avresti fatto, a ciò che sembra. Indi si alzò, prese il cappello, ed i guanti.
— Soprattutto, quanto mi avete detto è del tutto vero, posso credervi su tutti i punti? — Vi giuro sul mio onore, e per quanto vi è di più sacro che non vi ho detto una parola che non sia vera. — Basta così, disse l’abate convinto, sta bene; che questo danaro possa esservi di profitto. Addio, io ritorno lontano dagli uomini che fanno tanto male ai loro simili.
E l’abate, liberandosi a gran fatica dall’entusiastiche dimostrazioni di Caderousse, levò da sè stesso la sbarra della porta, uscì, risalì a cavallo, salutò un’ultima volta l’albergatore che si confondeva in addii clamorosi, e partì, seguendo la stessa direzione che aveva tenuta nel venire.
Quando Caderousse si volse, vide dietro a sè la Carconta più pallida, e più tremante che mai: — Ed è ben vero ciò che ho inteso? diss’ella. — Che cosa? che egli ci ha dato il diamante per noi soli? disse Caderousse quasi pazzo dalla gioia. — Sì. — Non vi è nulla di più vero, poichè eccolo qua. — La donna lo guardò un momento, poi riprese con voce rauca: — E se fosse falso?
Caderousse impallidì, e traballò: — Falso, mormorò egli, falso... e perchè quest’uomo avrebbe dovuto regalarmi un diamante falso? — Per avere il tuo segreto senza pagarlo.