— Ciò non pertanto, che? domandò l’abate.
— Ciò non pertanto son sicuro che non è felice.
— E che cosa ve lo fa credere?
— Ebbene; quando io stesso mi sono ritrovato troppo disgraziato, ho pensato che i miei antichi amici mi avrebbero aiutato in qualche cosa. Mi sono presentato a Danglars, che non mi ha voluto neppure ricevere. Sono stato da Fernando, e mi ha fatto passare cento franchi per le mani del cameriere.
— Così non li vedeste, nè l’uno nè l’altro.
— No, ma videmi bene la signora de Morcerf.
— E come? — Quando sono uscito, una borsa cadde ai miei piedi; essa conteneva 25 luigi. Alzai la testa e vidi Mercedès che chiudeva il balcone. — E de Villefort? domandò l’abate.
— Oh! egli non era mio amico, non lo conoscevo, non avevo nulla a domandargli. — Ma non sapete ciò che sia accaduto di lui, e qual parte abbia preso alla disgrazia di Edmondo? — No; so soltanto che qualche tempo dopo averlo fatto arrestare, sposò madamigella di S. Méran, e ben presto lasciò Marsiglia. Senza dubbio la fortuna gli avrà sorriso come agli altri, senza dubbio egli sarà ricco come Danglars, considerato come Fernando; io solo, lo vedete, io solo sono rimasto povero, miserabile, e dimenticato da tutti.
— V’ingannate, amico mio, disse l’abate: qualche volta può sembrare che Dio dimentichi qualcuno; ma viene il giorno della giustizia, viene il giorno in cui si ricorda, ed eccovene una prova. — A queste parole l’abate cavò il diamante dalla saccoccia, e presentandolo a Caderousse: — Prendete, gli disse, prendete questo diamante, poichè è vostro.
— Come? a me solo? gridò Caderousse; ah! signore, non vi burlate di me?